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C’è un momento, nella vita di ciascuno, in cui si sente il bisogno di salpare. Non sempre verso mete lontane, non necessariamente con una valigia in mano. A volte è un movimento interiore, una decisione silenziosa che cambia la rotta dell’esistenza. È attorno a questa immagine potente che ruota “Partire. Il viaggio come metafora dell’esistenza”, il nuovo libro di Simone Cislaghi, in libreria dal 9 marzo per Mursia nella collana “Piccole Tracce”.
Milanese di nascita ma profondamente legato a Cuggiono, dove per anni ha accompagnato tanti giovani nel loro cammino umano e spirituale, Cislaghi – laureato in Filosofia all’Università Cattolica di Milano e docente di Filosofia e Storia al Collegio San Carlo – propone un saggio agile ma intenso, capace di intrecciare riflessione filosofica e narrazione.
Il punto di partenza è un’immagine semplice e universale: siamo già per mare. La vita non aspetta che decidiamo di partire, perché il viaggio è già cominciato. Possiamo lasciarci trascinare dalle onde oppure scegliere di afferrare il timone. È questa, scrive l’autore, la grande opzione esistenziale: decidere la direzione.
Attraverso un percorso che attraversa i grandi viaggi fondativi della nostra cultura – dal mito di Gilgamesh all’Odissea, fino ai racconti biblici – il volume rilegge le tappe del cammino umano come occasioni di trasformazione. Non si tratta di semplici spostamenti geografici, ma di esperienze che cambiano chi le vive. Chi arriva a destinazione non è più la stessa persona che era partita.
Il viaggio, così, diventa metafora della crescita, del cambiamento, dell’evoluzione. “Chi non evolve, non arriva”: è una delle intuizioni che attraversano le pagine del libro. Ogni tappa matura qualcosa che già abita dentro di noi, scioglie tensioni, libera energie, permette alla vita di fiorire. Viaggiare nello spazio significa, allo stesso tempo, viaggiare nell’interiorità.
Cislaghi attualizza il tema con uno sguardo che parla al quotidiano. In un tempo in cui si corre molto ma si riflette poco sulla direzione, il suo saggio invita a fermarsi per chiedersi dove stiamo andando e, soprattutto, perché. Filosofia e racconto si intrecciano con uno stile accessibile, fedele a quella vocazione originaria del pensiero che non è esercizio astratto, ma aiuto concreto per vivere in modo più consapevole e intenso.
Sono 136 pagine che si leggono come una conversazione, ma che lasciano tracce profonde. Un libro che può diventare compagno di viaggio per studenti, educatori, genitori e per tutti coloro che sentono che partire – davvero – significa prima di tutto scegliere di crescere.
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