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Dolores e l'incubo della deportazione

Dolores e quel viaggio a Roma dove avrebbe dovuto vivere i suoi anni spensierati da giovane ragazza, ma la guerra trasformò i suoi piani e lei si ritrovò così su un treno diretto verso Mauthausen.
Storie - Una giovane Dolores con il marito e il figlio

Ci sono ricordi che abbiamo il dovere di far vivere nel tempo affinché la memoria non diventi solo una data sui libri di storia, ma sia costante voce guida nel panorama della vita. Il 25 aprile 1945 veniva alla luce l’orrore che si stava consumando nel cuore dell’Europa. Il 25 aprile 1945 l’Armata Rossa liberava il campo di concentramento nazista di Auschwitz. Chi ha vissuto l’oscenità della guerra ha portato nell’anima solchi che neanche la liberazione è riuscita a colmare. E’ la storia di Dolores Bragonzi, novarese di nascita e castanese d’adozione. Classe 1923, Dolores dopo aver vinto un concorso per radiotelegrafista si trasferisce a Roma per lavoro e qui ha inizio un dolore che la cambierà per sempre. Nella capitale avrebbe dovuto vivere i suoi anni spensierati da giovane ragazza, ma la guerra trasformò i suoi piani e lei si ritrovò così su un treno diretto verso Mauthausen. “I ricordi sono sempre stati pochi, annebbiati da un dolore troppo grande – racconta il figlio Carmelo – Non si hanno notizie certe del giorno della deportazione, sappiamo però che il 23 novembre 1943 mamma si trovava già nel campo. Lo ha sempre ricordato bene quel compleanno circondato da orrore”. La testimonianza lasciata da Dolores è carica di atrocità e sofferenza, mai d’odio. “Ciò che le è sempre rimasto ben impresso è il ricordo del giorno di Natale”. Tutti i prigionieri confidavano nella ‘Tregua di Natale’, il cessate il fuoco che durante la Prima Guerra Mondiale era arrivato come un raggio di speranza ma nel 1943 non successe. Il 25 dicembre le guardie portarono i deportati al centro del campo, li spogliarono e li lavarono con acqua prima gelida e poi calda. Una tortura che causò a Dolores la perdita sostanziale della sensibilità epidermica. “Il Natale per la nostra famiglia è sempre stato un momento delicato – continua Carmelo con la voce carica di emozione – un giorno in cui riaffioravano i ricordi. Dove le sensazioni di quell’ormai lontano 1943 tornavano prepotenti nel cuore di mia mamma”. L’orrore del campo di concentramento si concluse nei primi mesi del 1944 quando un imprenditore di Berlino salvò diversi prigionieri, tra cui Dolores scelta come donna di servizio in casa dell’uomo. Qui, nonostante dovesse portare il segno di prigionia trovò la salvezza. Qualche mese dopo a causa di una malattia, Dolores tornò a Castano dove l’incubo trovò fine. La sua vita proseguì con il matrimonio con il soldato Antonio e la costruzione di una famiglia numerosa, ma nel suo cuore rimase l’ombra di un passato impossibile da dimenticare.

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