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lunedì 09 dicembre 2019 | ore 15:58

Nel suo passato uno scudetto

Sport - Una foto storica della Fiorentina

Quanti anni sono passati. Era la stagione 1968/69 quando la Fiorentina, andando contro quelli che erano i pronostici della vigilia, riusciva ad imporsi in campionato cucendosi così sul petto il tricolore. Ebbene, forse non tutti sanno che, in quella formazione, giocava un certo Bernardo Rogora, nativo di Solbiate Olona, in provincia di Varese, ed oggi, a 70 anni, alla guida della Prima Squadra del Gruppo Sportivo Castanese. Terzino classico, una vera roccia, Rogora è sempre stato un giocatore spietato in marcatura e che non ha mai temuto il confronto fisico con gli avversari. Di lui, infatti, si ricordano le sfide con Gigi Riva, Boninsegna, Altafini, Mazzola e tanti altri campioni di quel periodo. Giovedì sera lo abbiamo incontrato al Campo Sportivo di Castano Primo e, parlando con lui per circa un’ora, abbiamo capito quali sono i veri valori dello sport, dal sacrificio, al lavoro costante, arrivando, infine, al rispetto degli avversari, dei compagni e delle regole. Bernardo Rogora ha iniziato a giocare quando aveva 14 anni e nella sua carriera ha militato alla Castellanzese, Pro Patria, Luino, Gallaratese, Padova, prima di approdare alla Fiorentina per andare poi al Brescia ed, infine, alla Salernitana, dove ha deciso di appendere ‘le scarpe al chiodo’. Che ricordi ha di Firenze e dell’anno dello scudetto? “Sono stati momenti straordinari. Non solo quando abbiamo vinto il tricolore, ma tutto il periodo trascorso alla Fiorentina. Ricordo ancora la penultima giornata di quella stagione, giocavamo contro la Juventus ed eravamo davanti al Milan. Ci bastava fare risultato ed avremmo vinto lo scudetto. Così è stato... Ho un ricordo speciale anche delle gare in Coppa Campioni, le partite con le maggiori formazioni d’Europa”. Nella sua carriera ha affrontato grandi campioni: che cosa ci dice? “Mi hanno lasciato tutti un segno. Sono state sfide davvero emozionanti”. Ci hanno confidato di un suo duello con Pelé... “E’ vero, l’ho affrontato in più di un’occasione, sia con il suo Santos che con il Brasile”. Dopo essere stato calciatore ha vestito i panni di allenatore.. “Ho iniziato a Civitanova Marche, poi, è arrivata la chiamata dall’Ascoli, alla quale, per un lutto in famiglia ho rinunciato. Era morto mio padre e così ho deciso di scegliere di stare accanto a mia madre, lasciando il calcio. Successivamente, dopo diversi anni lontano dai campi da gioco, sono tornato in panchina: Solbiatese, Ternatese, Travedona, Castellanzese e da alcune settimane sono arrivato a Castano per dare una mano alla Castanese”. C’è uno o più ricordi della sua carriera ai quali è maggiormente legato? “Ce ne sono diversi. Il più bello è stato quando, giocando nella Gallaratese, dopo 20 ore di lavoro, sono sceso in campo ed ho vinto la medaglia come miglior giocatore della Quarta serie. Poi, ovviamente, il periodo alla Fiorentina, lo scudetto, la Coppa Campioni e tante altre sfide. A queste aggiungo anche le gare con la Nazionale B e le due chiamate in quella Maggiore”. Secondo lei il calcio di oggi è veramente cambiato? “Sicuramente. Una volta era molto più ragionato ed attento. Oggi, invece, è basato maggiormente sulla forza fisica e sulla velocità”. La nostra intervista è giunta a conclusione. Salutiamo Bernardo Rogora e, porgendogli i complimenti per il suo passato, ricco di tanti meritati successi, gli facciamo gli auguri per questa sua nuova avventura che, siamo certi, gli regalerà grandi soddisfazioni.