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Mar, 26/10/2021 - 23:50

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mercoledì 27 ottobre 2021 | ore 00:34

"Dobbiamo mobilitarci tutti"

Associazioni di Cuggiono e del territorio insieme per difendere l'ospedale. "Le parole non bastano più; serve misurarsi sui fatti. Serve essere tutti uniti".
Cuggiono / Territorio - In difesa dell'ospedale di Cuggiono (Foto Gianni Mazzenga)

La firma è quella delle associazioni di Cuggiono e del territorio. Una lettera a difesa dell'ospedale e del suo futuro. Un messaggio che partendo da ciò che è stato, arriva al presente, ai giorni nostri. "A tutti diciamo, tra il dire e il fare ci sono le scelte concrete su cui dobbiamo misurarci - scrivono - C'è di mezzo la nostra salute, non i calcoli elettorali di questo o quel partito. Ci sono i servizi che devono essere assicurati alla zona, come la prevenzione, come un vero rilancio delle strutture di prossimità, come un vero ruolo delle comunità locali e dei loro rappresentanti nelle scelte sanitarie". Ma, mai come ora, insomma, serve misurarsi sui fatti. "Sul rilancio del nosocomio o su come sia necessaria la presenza adeguata dei medici di famiglia - ribadiscono - Le parole non bastano più. Da alcuni anni, assistiamo ad un progressivo e costante depotenziamento della struttura, con conseguente riduzione delle prestazioni che, in passato, venivano erogate ai cittadini. Le motivazioni di queste scelte non ci sono mai state veramente chiarite, mentre siamo costretti ad evidenziare più volte i disagi notevoli che subivano i pazienti e i loro familiari, obbligati a rivolgersi a realtà distanti dalla propria residenza. Come se il Covid non avesse insegnato nulla, negli ultimi tempi, si percepiscono, invece, intenzioni di ulteriori riduzioni delle prestazioni erogate e, assurdamente, da parte di alcuni, si accenna addirittura alla sua chiusura. A tutti è utile, allora, ricordare la storia dell'ospedale". Il primo, infatti, realizzato nell'ovest milanese (era il 1837). "Altri tempi, certo - concludono - Quindi, per rimanere più vicini ad oggi, sottolineiamo come negli anni '80, è stata costruita, con l'interessamento dell'allora ministro della Sanità, Maria Pia Garavaglia, la parte nuova. E, grazie all'apprezzato ruolo dei medici e del personale infermieristico, era in grado di soddisfare gran parte delle esigenze sanitarie della popolazione; soprattutto esisteva una costante ed utile collaborazione, facilitata dalla possibilità di agevoli contatti con i medici di medicina generale, che seguivano i pazienti dopo le dimissioni. Pertanto, ora, c'è difficilissimo capire quali siano i veri motivi che hanno portato alle scelte fin qui fatte. E' molto facile avere ben chiare, invece, le conseguenze: maggiori difficoltà per i cittadini e per i loro familiari, difficoltà dell'ospedale di Legnano a soddisfare le esigenze della cittadinanza in un territorio più vasto, lunghe attese al pronto soccorso, liste d'attesa per ricoveri ordinari e visite specialistiche che aumentano progressivamente, complessità nel tenere rapporti tra il nosocomio e i medici di medicina generale. Senza dimenticare come la riduzione e il trasferimento dei servizi contraddice le previsioni del PNRR, che vorrebbero valorizzare gli ospedali di comunità. Diciamocelo, allora, in modo chiaro: ogni struttura del territorio va potenziata; e che questa necessità sia reale, è confermata dall'incremento delle realtà private che, sempre più, operano nei nostri Comuni. Chiediamo, perciò, di conoscere le linee di politica sanitaria che potrebbero giustificare decisioni tanto irragionevoli. Per simili motivi, dobbiamo mobilitarci tutti, per contrastrare tali scelte, in difesa dei pazienti che subiranno solo danni dalla riduzione delle attività svolte dall'ospedale".

"LE PAROLE NON BASTANO PIU'..."

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