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domenica 07 marzo 2021 | ore 19:28

Gli USA visti da noi

Silvia Minardi, in veste di Vicepresidente di Amerigo, associazione che riunisce gli alunni italiani dei Programmi di scambi culturali internazionali promossi, nelle loro varie articolazioni, dal Dipartimento di Stato americano, commenta l'insediamento del Presidente Biden.
USA - Insediamento del Presidente Biden (foto internet)

Tutto il mondo si è fermato ad osservare l’insediamento del quarantaseiesimo Presidente degli Stati Uniti d’America, Joseph Robinette Biden Jr., meglio noto come Joe Biden, un evento che ha ottenuto anche nel nostro Paese una grande attenzione mediatica, nonostante il delicato momento che la nostra Italia sta attraversando. Una cerimonia causa covid più sobria e priva del consueto bagno di folla che attende ogni nuovo Presidente in viaggio verso la nuova residenza, la Casa Bianca, ma arricchita da un’installazione di 200 mila bandiere americane e dalle performance canore di Lady Gaga (che ha intonato l’inno nazionale), Jennifer Lopez, Katy Perry e di Jon Bon Jovi, che non a caso ha scelto di interpretare il brano “Here Comes the Sun”, “ora arriva il sole”, a segnare il tramonto dell’ex Presidente Donald Trump. Abbiamo parlato di tutto questo e del tortuoso cammino che ha portato l’America a questo 20 gennaio 2021 con Silvia Minardi, magentina dai mille volti (impegnata nella politica cittadina, professoressa di liceo, esperta internazionale della lingua inglese), in veste di Vicepresidente di Amerigo, associazione che riunisce gli alunni italiani dei Programmi di scambi culturali internazionali promossi, nelle loro varie articolazioni, dal Dipartimento di Stato americano (Bureau of Educational and Cultural Affairs).

Finalmente gli USA hanno un nuovo presidente: cosa ne pensa del percorso tortuoso che ci ha portati fin qui?
“Da ieri gli Stati Uniti hanno cambiato presidente dopo un percorso accidentato e pieno di eventi inimmaginabili. L’assalto al Capitol durante la sessione in cui il Congresso avrebbe dovuto sancire in modo definitivo l’esito delle votazioni popolari del 3 novembre con la conferma dell'elezione di Joe Biden e la sconfitta di Donald Trump è stato - credo - il punto di massima tensione. Per chi si sente legato agli Stati Uniti, per il mondo intero il tentativo di colpo di stato del 6 gennaio scorso è stato motivo di sofferenza, di tensione: quale sarà il futuro degli Stati Uniti? È la domanda che ci facevamo in tanti. Alla fine, nonostante la situazione, il Congresso ha dato dimostrazione di unità, i lavori sono stati portati a termine e dagli Stati Uniti è arrivata una nuova grande lezione di democrazia. Ma le tensioni ci sono ancora tutte e sono lì pronte a riesplodere: lo sa bene Biden visto il discorso di insediamento che ha fatto.
Quindi se ieri è stato un grande giorno è anche vero che tutti noi sappiamo che il Paese esce da queste elezioni lacerato oltre che piegato dalla pandemia e da alcuni mali propri della società americana come il razzismo nei confronti delle persone di colore, il cosiddetto “nativism” che diventa sovranismo in politica estera, ecc.”

Su poco più di 158 milioni di votanti, Trump ha ottenuto comunque 74 milioni di voti, non sono pochi!
Trump ha avuto più voti di quattro anni fa: ha perso perché Biden è stato in assoluto il Presidente con il maggior numero di voti nella storia degli Stati Uniti: quindi, un’affluenza comunque al 66,7%, ma molto più alta rispetto a qualsiasi elezione precedente.

L'affluenza totale è stata del 66,7% contro il 59,8% del 2016: cosa ci dice questo dato?
“Senza fare inutili paragoni con situazioni a noi più vicine o addirittura con il dato italiano - perché il sistema elettorale è davvero diverso - questo dato ci dice almeno due cose. La prima: negli Stati Uniti c’è comunque una importante parte della popolazione, ci sono importanti gruppi di potere, che la pensano come Trump in materia di supremazia, ad esempio, della razza bianca, in tema di politica estera e di politica economica e fiscale. Forse, ad oggi, non sono sufficientemente organizzati; sicuramente pesano e molto i Repubblicani che non hanno seguito Trump, ma che hanno accettato l’esito del voto. L’impeachment e i passaggi che porteranno alla votazione finale dello stesso potrebbero rivelarsi decisivi nei prossimi mesi per disinnescare la bomba del trumpismo. Ma le idee di Trump - che non sono solo sue e che lui ha voluto e saputo diffondere nel Paese - sono come un fiume carsico, pronte a riemergere soprattutto in periodi di difficoltà e di sacrifici anche economici. Ecco perché sarà importante la capacità di Joe Biden di tenere davvero unito il Paese non dimenticando che c’è una parte importante che non la pensa come lui. Oggi gli Stati Uniti sono un Paese diviso su tutto”.

E la seconda?
“Sia Trump sia Biden sono riusciti, in piena pandemia, a portare gli Americani al voto con numeri senza precedenti. Le abbiamo viste le immagini in televisione e abbiamo seguito la complessità dello spoglio. Questo fatto indica la forza che le due parti hanno saputo mettere in campo durante tutto il processo della campagna elettorale che, negli Stati Uniti, ha caratteristiche molto particolari. La comunicazione, lì, è davvero fondamentale”.

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