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domenica 18 agosto 2019 | ore 23:01

"Non esiste un Pianeta B"

Martina Battaglia ci racconta la grande manifesta del clima per i giovani vissuta a Milano, i motivi che l'hanno spinta in piazza e cosa occorre fare ora.
Milano - Manifestazione per il clima del 14 marzo, "ci siamo rotti i polmoni"

Grazie Greta (Thunberg ndr), per aver aperto gli occhi al mondo. Infatti, è proprio grazie alla sedicenne svedese se venerdì 15 marzo, in più di 2000 città in tutto il mondo, 1,5 milioni di ragazzi sono scesi in piazza per urlare che il tempo, per il pianeta, è quasi finito!
Al grido di “ci state rubando il futuro” circa 100mila studenti (dalle elementari alle università) hanno marciato per le vie di Milano, per quel giorno sommersa da vari cartelloni; i più ricorrenti: “non esiste un pianeta B” e “ci avete rotto i polmoni”.
Un manifesto recitava “gli scolari devono essere il parlamento, se il parlamento è il cortile della scuola”, lo sciopero degli studenti aveva proprio l’obiettivo di richiamare l’attenzione del governo nazionale e delle istituzioni internazionali, e più in generale degli adulti, per troppi anni in pausa-ricreazione, su quanto il riscaldamento globale, causato dalle troppo elevate emissioni di CO2, sia una sentenza di morte per il pianeta su cui viviamo.
Vi è la consapevolezza da parte dei giovani, almeno, che non potranno essere loro a salvare il pianeta, non c’è abbastanza tempo; devono essere gli adulti, che hanno il potere di fare qualcosa ora, ad agire. Il primo passo da fare (in ogni caso mosso in modo troppo tardivo rispetto alla reale portata del problema) è quello di mettere in pratica le risoluzioni contenute nel cosiddetto “Accordi di Parigi” del 2015, firmato e ratificato dall’Italia. Proprio dai giovani, molto spesso inascoltati per indifferenza, inerzia, sottovalutazione delle loro capacità e competenze, vengono proposte diverse misure adottabili: carbon-tax, ecoincentivi per chi acquista prodotti che non inquinano, diminuzione dell’uso della plastica, efficientamento della mobilità pubblica su rotaia, puntare sulle energie rinnovabili sfruttando sole e vento. Ma non basta “pensare globale”, bisogna “agire locale” (slogan che campeggiava su un altro cartellone durante la manifestazione); misure adottate a livello internazionale non funzionano se ognuno di noi, individualmente e in famiglia, non migliora le proprie abitudini di vita, cambiando quei comportamenti che causano inquinamento, ad esempio, usando borracce o bottiglie di vetro anziché di plastica, diminuendo l’utilizzo dell’automobile e il consumo di carne, ecc…
La limitazione del riscaldamento del pianeta al di sotto di 1,5° centigradi non può essere né restare un sogno, gli studenti-manifestanti del 15 marzo hanno dimostrato come le utopie possano trasformarsi in una bellissima realtà. La nostra casa è in fiamme; siamo, ormai, in ritardo e, in questa partita contro il tempo, non esiste il recupero.

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