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Clima teso, ma anche grande determinazione, davanti alla sede principale del Liceo ‘Salvatore Quasimodo’ di Magenta, dove gli studenti hanno deciso di incrociare le braccia e dare vita a una protesta che, nelle loro intenzioni, potrebbe proseguire fino alla fine delle lezioni. Al centro della mobilitazione ci sono i tagli ai fondi destinati alla scuola pubblica e la conseguente riorganizzazione delle classi, una scelta che ha generato forte preoccupazione tra i ragazzi e le loro famiglie.
A spiegare le ragioni della protesta sono Viola ed Edoardo, due rappresentanti di classe incontrati questa mattina davanti all’istituto. ‘Siamo qui perché lo Stato ha tagliato i fondi alla scuola pubblica, causando un aumento della media scolastica che è passata a 27 alunni per classe’, racconta Viola. Una situazione che, secondo gli studenti, avrebbe portato all’unione parziale di percorsi diversi, in particolare tra una classe dell’indirizzo Classico e una del Linguistico.
Nello specifico, la classe dei rappresentanti verrebbe divisa: una parte degli studenti, 10 su 16, sarebbe accorpata a un’altra classe del Classico, mentre altri 6 finirebbero insieme a una classe del Linguistico per seguire le materie comuni. Tra queste anche italiano, materia considerata centrale dagli studenti del Classico. ‘È una delle materie fondamentali del nostro indirizzo e ci si aspetta che venga fatta in modo più corposo rispetto al Linguistico’, sottolinea Viola, evidenziando il timore che, proprio all’inizio del terzo anno, il percorso scelto non venga più garantito secondo le aspettative iniziali.
Il punto, per i ragazzi, non è soltanto organizzativo, ma riguarda il senso stesso della scelta scolastica compiuta. ‘Se abbiamo scelto questo indirizzo è perché volevamo una preparazione sul Classico a 360 gradi, non limitata solo a latino e greco’, aggiunge la studentessa. Una preoccupazione che si accompagna al disagio per le modalità con cui la vicenda sarebbe stata comunicata: secondo gli studenti, la notizia ufficiale sarebbe arrivata soltanto lunedì, lasciando poco tempo per comprendere la situazione e confrontarsi.
Da qui la decisione di non entrare in classe e di portare avanti una protesta forte, anche in un momento particolarmente delicato dell’anno scolastico. ‘Abbiamo deciso di non entrare, rischiando magari anche di prendere un debito o di non fare le ultime interrogazioni per migliorare la media, pur di far sentire la nostra voce’, spiegano i rappresentanti. Una scelta non semplice, ma che gli studenti rivendicano come necessaria per richiamare l’attenzione su un problema che sentono direttamente sulla propria formazione.
I ragazzi, intanto, raccontano di essersi già mossi anche attraverso canali ufficiali, inviando comunicazioni al Provveditorato Regionale e al Consiglio degli Studenti. La strada, però, appare complessa. ‘A quanto pare la situazione non si può cambiare. Abbiamo intenzione di organizzare una protesta ancora più grande, ma sembra che la stessa preside non abbia potere in questione, poiché la decisione arriva direttamente dall’alto’, conclude Edoardo.
Una protesta che pone al centro non solo il caso specifico del Quasimodo, ma anche un tema più ampio: quello delle risorse per la scuola pubblica, dell’organizzazione delle classi e della possibilità, per ogni studente, di vedere rispettato il percorso formativo scelto. Davanti al liceo, intanto, la voce dei ragazzi è chiara: chiedono ascolto, confronto e garanzie per il loro futuro scolastico.
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