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lunedì 25 maggio 2026 | ore 11:52

La pizza diventa terapia: nasce il laboratorio per adolescenti fragili

Tra farina, impasti e fiducia, otto ragazzi dai 12 ai 18 anni saranno accompagnati in un percorso educativo e professionale con lo chef Ciro Di Maio e la cooperativa Fraternità Giovani.
Sociale - Pizza terapia

A volte il futuro può ricominciare da un gesto semplice: affondare le mani nella farina, impastare, attendere i tempi della lievitazione, vedere nascere qualcosa di buono dal proprio lavoro. È questo lo spirito di ‘Mani Im-Pasto’, il laboratorio di “pizza terapia” che prende il via a Brescia, nella pizzeria San Ciro, grazie alla collaborazione tra lo chef napoletano Ciro Di Maio e la cooperativa sociale Fraternità Giovani.

Il progetto coinvolge otto adolescenti, tra i 12 e i 18 anni, con fragilità psico-emotive e problematiche legate alla salute mentale. Non un semplice corso di cucina, ma un’esperienza pensata come parte di un percorso terapeutico-riabilitativo più ampio, capace di unire competenze pratiche, relazione, responsabilità e fiducia in sé stessi.

Per molti ragazzi che attraversano momenti di difficoltà, il rapporto con il mondo esterno può diventare complesso. La scuola, il lavoro, le relazioni e le regole della quotidianità rischiano di apparire come ostacoli troppo grandi. Il laboratorio nasce proprio per offrire uno spazio protetto ma reale, dove mettersi alla prova in un contesto professionale, guidati passo dopo passo.

“La scelta della pizza come strumento terapeutico è strategica: è un cibo semplice, familiare, che mette a proprio agio”, spiega Matteo Pasetti, educatore professionale della cooperativa e ideatore del progetto insieme a Ciro Di Maio. “Permette ai ragazzi di vedere in tempi rapidi il risultato del proprio impegno. Manipolare gli ingredienti, rispettare i tempi, collaborare con gli altri diventa un esercizio concreto di autostima”.

Il percorso prevede dieci incontri di due ore ciascuno. Durante le lezioni, i ragazzi impareranno a conoscere le materie prime, a scegliere le farine, a lavorare l’impasto, a stendere la pizza e a seguirne la cottura. Ogni passaggio tecnico diventerà anche un’occasione educativa: ascoltare, rispettare le regole, gestire l’attesa, collaborare, assumersi piccole responsabilità.

“In una cucina professionale il rispetto dei tempi non è un dettaglio, ma una necessità”, sottolinea Ciro Di Maio. “Anche in un ambiente tutelante, imparare a gestire la pressione e a portare a termine un compito aiuta questi adolescenti a riscoprire risorse personali che spesso restano soffocate dalla patologia o dal disagio sociale”.

Per Di Maio, classe 1990, la pizza è anche una storia di riscatto personale. Nato a Frattamaggiore, in una famiglia umile, ha iniziato a lavorare giovanissimo e, dopo il trasferimento in Lombardia nel 2015, è riuscito con sacrificio e determinazione a diventare titolare del proprio locale. Da tempo affianca al lavoro in pizzeria anche esperienze sociali, con corsi di formazione rivolti a detenuti e disoccupati.

Accanto a lui c’è Fraternità Giovani, cooperativa bresciana nata nel 2000 e impegnata nella salute mentale in età evolutiva. Con una rete di centri diurni, comunità residenziali e ambulatori specialistici, segue circa duecento minori, accompagnandoli in percorsi clinici, educativi e di crescita personale.

“La pizza aiuta i ragazzi a sentirsi competenti e a costruire fiducia nelle proprie possibilità”, evidenzia la presidente Laura Rocco. “Per loro indossare un grembiule e mettere le mani nell’impasto significa iniziare a immaginare il proprio futuro con occhi nuovi. Non si tratta solo di imparare un mestiere, ma di scoprire che, con la giusta guida e il giusto impegno, si può tornare protagonisti della propria vita”.

Un impasto alla volta, dunque, il laboratorio prova a trasformare la fragilità in occasione di crescita. Perché anche da ingredienti semplici, se accompagnati con cura, può nascere qualcosa di prezioso.

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