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L’articolo dell’Ecoistituto Valle del Ticino ricostruisce la storia del progetto di recupero dell’ex Istituto Santa Marta di Castelletto: trasformare l’edificio, da anni inutilizzato, in un centro italiano per la formazione sull’energia e l’ambiente, ispirato all’esperienza tedesca dell’Energie und Umweltzentrum di Springe. Cosa del tutto inedita nel panorama nazionale. Il racconto parte dagli anni Novanta, dalle mobilitazioni ambientaliste contro le trivellazioni petrolifere nel Parco del Ticino, dai contatti europei e dalla scoperta degli Ecoistituti come luoghi capaci di unire ricerca, formazione, innovazione e partecipazione civica.
Secondo l’articolo, tra il 2007 e il 2008 l’Ecoistituto lavorò a lungo, in modo riservato, con partner tecnici, economici e progettuali per rendere concreta l’ipotesi di recupero. Il progetto prevedeva aule di formazione, un auditorium, posti letto, tecnologie per il risparmio energetico, fonti rinnovabili, geotermia, pompe di calore e cogenerazione, con un investimento stimato in circa 4 milioni di euro: uno per l’acquisto e tre per la ristrutturazione.
L’ipotesi di acquisizione, secondo il racconto, si arenò nell’autunno 2008 a causa della crisi finanziaria internazionale seguita al fallimento Lehman Brothers: le banche che avevano inizialmente dato disponibilità ritirarono i finanziamenti. Da lì nacque un “piano B”, cioè la partecipazione al bando provinciale “Expo dei territori”, per valorizzare l’edificio in vista di Expo 2015. In questa fase vennero coinvolti diversi soggetti del territorio e, solo in un secondo momento, anche il Comune di Cuggiono, il cui appoggio era ritenuto necessario dalla Provincia.
Il passaggio più delicato riguarda il rapporto con l’Amministrazione comunale allora guidata da Giuseppe Locati. L’articolo racconta che l’Ecoistituto incontrò il sindaco e poi l’assessore all’Urbanistica, ottenendo attenzione e apprezzamento per il progetto. Tuttavia, prima che si arrivasse alla formalizzazione dell’assenso comunale, arrivò una comunicazione dall’ufficio legale della Congregazione proprietaria dell’immobile, con cui veniva meno l’interesse a partecipare al bando provinciale.
A distanza di molti anni, la storia dell’ex Istituto Santa Marta di Castelletto continua a suscitare ricordi, riflessioni e anche il bisogno di precisare alcuni passaggi. L’articolo pubblicato su “La Città Possibile”, edita dall’Ecoistituto Valle del Ticino, ha avuto il merito di riportare l’attenzione su una vicenda importante per Cuggiono e Castelletto: il tentativo, tra il 2007 e il 2009, di trasformare l’edificio in un centro di formazione dedicato all’energia, all’ambiente e all’innovazione sostenibile.
Un progetto ambizioso, nato dall’esperienza dell’Ecoistituto e ispirato ai centri tedeschi per l’energia e l’ambiente, recuperando il Santa Marta mantenendone la vocazione formativa, con aule, auditorium, spazi di accoglienza e tecnologie all’avanguardia per il risparmio energetico e le fonti rinnovabili. Un’operazione complessa, costruita con pazienza, relazioni e un lungo lavoro preparatorio.
Proprio per questo, oggi, Oreste Magni presidente di Ecoistituto e l’ex sindaco di Cuggiono Giuseppe Locati ritengono utile chiarire un punto: non fu l’Amministrazione Locati a bloccare quel progetto.
“Erano i primi di febbraio del 2009 – ricorda Giuseppe Locati – quando l’Ecoistituto ci aveva sottoposto il progetto per il Santa Marta. Il progetto era sicuramente molto interessante ed era nostra intenzione parlarne anche in Giunta”. L’allora sindaco conferma dunque che l’ipotesi non venne respinta dal Comune, ma anzi accolta come una proposta meritevole di approfondimento istituzionale.
La ricostruzione trova riscontro anche nel ricordo di Oreste Magni. Dopo due anni di lavoro nelle retrovie, contatti con la proprietà, approfondimenti progettuali e la ricerca di possibili strade per rendere sostenibile l’intervento, il percorso subì una brusca interruzione. “Il problema – ricorda Magni – fu che l’Istituto religioso, con cui vi erano stati accordi nei mesi precedenti, a un certo punto mandò una mail dall’ufficio legale con cui interrompeva questa ipotesi di partecipazione al bando. Dopo due anni di grande lavoro fu una forte delusione”. “Noi come Comune non abbiamo mai avuto contatti ne con il Santa Marta ne con terzi che hanno fatto pressioni, tutto si blocco prima che venisse protocollata la richiesta”, commenta Giuseppe Locati.
È questo il punto che oggi si vuole ribadire con serenità, senza polemiche e senza riscrivere la storia: il progetto non venne fermato da una scelta politica dell’Amministrazione comunale di allora. Si interruppe perché venne meno la disponibilità della proprietà a procedere con quella specifica ipotesi di cessione e di partecipazione al bando.
Resta, naturalmente, il rammarico per un’occasione che avrebbe potuto rappresentare molto per Castelletto e per l’intero territorio. Il Santa Marta avrebbe potuto diventare un luogo di formazione, lavoro, accoglienza e innovazione ambientale, inserito in un più ampio percorso di valorizzazione del borgo, del Naviglio, del Ticino e delle potenzialità turistiche e culturali della frazione.
Oggi, però, più che cercare responsabilità nel passato, il senso di questa precisazione è un altro: riconoscere il valore di quel tentativo e, allo stesso tempo, evitare che resti l’equivoco di un progetto bloccato dal Comune. La storia fu più complessa, segnata dalla crisi economica internazionale, da trattative difficili e infine dalla decisione della proprietà di non proseguire.
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