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venerdì 03 aprile 2026 | ore 12:50

Figli e digitale, l’appello degli esperti alla politica

Una lettera aperta di Alberto Pellai accende il dibattito: “Servono regole per proteggere i più giovani”.
Generica - Ragazzi al cellulare

C’è una preoccupazione che cresce, silenziosa ma sempre più evidente, nelle famiglie italiane: quella per il rapporto tra i più giovani e il mondo digitale. Smartphone, social media, videogiochi online sono ormai parte integrante della quotidianità dei ragazzi, ma a quale prezzo?

A rilanciare con forza il tema è stato Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e docente universitario, con una lettera indirizzata alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Un messaggio che unisce competenza professionale e sensibilità personale, parlando non solo alla politica ma anche – e soprattutto – ai genitori.

“Come possiamo imporre ai nostri figli di stare fuori dai social, se tutti i loro compagni ci sono dentro?” è una delle domande più frequenti che emergono nel confronto con le famiglie. Un interrogativo che racconta bene il senso di smarrimento e impotenza che molti adulti vivono oggi. Da una parte il desiderio di proteggere, dall’altra la paura di escludere i propri figli da una dimensione che sembra ormai imprescindibile.

Eppure, i dati richiamati dagli esperti sono chiari: un accesso precoce e non regolato al mondo digitale può avere effetti negativi sul benessere psicologico dei più giovani. Non è un caso che la Società Italiana di Pediatria abbia recentemente invitato a ritardare il più possibile l’uso dello smartphone e l’ingresso nei social.

Il punto, però, non riguarda solo le famiglie. La riflessione si allarga al ruolo delle istituzioni e alla necessità di scelte coraggiose. Secondo Pellai, le grandi piattaforme digitali hanno costruito modelli capaci di attrarre e trattenere i più giovani, facendo leva su meccanismi psicologici profondi. Una realtà che richiede, oggi più che mai, una risposta politica chiara.

L’Europa ha già invitato gli Stati membri a intervenire per tutelare i minori. Alcuni Paesi si stanno muovendo. In Italia il confronto è aperto, ma molti chiedono un’accelerazione. Anche attraverso iniziative e petizioni che hanno raccolto migliaia di firme, segno di una sensibilità diffusa e crescente.

La questione, in fondo, tocca un tema più ampio: il ruolo degli adulti. Tornare a essere guide, punti di riferimento, capaci di dire anche dei “no” quando necessario. Non per togliere opportunità, ma per costruire un futuro più sano ed equilibrato.

È una sfida educativa, culturale e politica insieme. Una sfida che riguarda tutti. Perché proteggere i più giovani significa, oggi, anche aiutarli a vivere il digitale senza esserne travolti. E forse, come ricorda questa lettera, il primo passo è proprio quello di fermarsi a riflettere.

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