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C’è una tradizione semplice, ma profondamente significativa, che ogni anno torna a vivere negli oratori del nostro territorio nel cuore del Triduo Pasquale. È quella del “giro dei 7 sepolcri”, un appuntamento che per tanti ragazzi, educatori e famiglie rappresenta un momento atteso e carico di senso.
Il sabato mattina, spesso di buon’ora, gruppi di giovani partono in bicicletta e iniziano un piccolo pellegrinaggio tra le chiese dei paesi vicini. Non è solo un giro tra amici, ma un percorso che intreccia movimento, preghiera e condivisione. Tappa dopo tappa, si entra in silenzio nelle chiese, ci si raccoglie davanti all’altare della reposizione e si affida al Signore un pensiero, una preghiera, un’intenzione.
“È un modo bello e concreto per vivere questi giorni”, raccontano spesso gli educatori. “Non è solo tradizione, ma occasione per fermarsi, riflettere e sentirsi parte di qualcosa di più grande”.
Il gesto del visitare più chiese richiama il desiderio di accompagnare Gesù nel tempo del silenzio, nel mistero del Sabato Santo. È un tempo sospeso, fatto di attesa e di speranza, dove tutto sembra fermo ma in realtà prepara la gioia della Risurrezione.
E così, tra una pedalata e l’altra, nascono sorrisi, dialoghi, amicizie. Si condividono fatiche e momenti di leggerezza, ma anche silenzi carichi di significato. È una fede vissuta con semplicità, capace di parlare soprattutto ai più giovani, attraverso gesti concreti e autentici.
Al ritorno, magari stanchi ma contenti, resta nel cuore qualcosa di più di una mattinata diversa: la consapevolezza di aver camminato insieme, come comunità, verso la Pasqua.
Una tradizione che continua a rinnovarsi anno dopo anno, mantenendo viva la bellezza di un’esperienza che unisce territorio, fede e relazioni. Perché, anche attraverso una bicicletta e sette chiese, si può imparare ad attendere la luce della Risurrezione.
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