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martedì 23 luglio 2024 | ore 14:17

'Adesso vinco io': un docu-film su Marcello Lippi

Marcello Lippi ospite a Che tempo che fa sul Nove in occasione dell’uscita nelle sale del docu-film “Adesso vinco io” dedicato alla sua straordinaria carriera.
Sport / Televisione - Marcello Lippi a 'Che tempo che fa'

“Ho avuto la fortuna di avere giocatori bravi, senza giocatori bravi non si vince. Sono stato abbastanza bravo anche io a far entrare nella testa di questi giocatori che avevano la possibilità di vincere. Prima di ogni manifestazione dicevo sempre ai miei giocatori: ‘Adesso andiamo e vinciamo, adesso andiamo e vinciamo’. I giocatori devono pensare alla vittoria, non alla partecipazione, pur buona che sia. Devono pensare a vincere”. Così Marcello Lippi ospite a Che tempo che fa sul Nove in occasione dell’uscita nelle sale del docu-film “Adesso vinco io” dedicato alla sua straordinaria carriera.

Sull’esperienza in Cina come allenatore: “Sono sincero, è inutile girarci intorno: sono andato perché dal punto di vista economico era un’offerta eccezionale. Sono andato prendere questi soldi. Se pensavo di vincere? Il Guangzhou era una delle migliori squadre cinesi, la realtà è che poi abbiamo vinto 3 scudetti e la Coppa d’Asia. Onestamente però ci sono andato perché l’offerta economica era eccezionale. Se ho imparato qualche parola in cinese? Qualcosa nel periodo che ero lì sì, poi ho dimenticato tutto. È impossibile imparare il cinese”

Sulle scuse al padre quando è andato alla Juventus: “Mio padre non aveva mai amato la Juventus, sono andato sulla sua tomba e gli ho detto ‘Abbia pazienza, io vado alla Juventus ma non rimanerci male’”.

Su quando giocava nella Stella Rossa Viareggio: “Prima delle partite ci facevano cantare ‘Soffia il Vento e urla la bufera’ e ‘Bella Ciao’, era quasi una cellula del Partito Comunista. Però noi eravamo ragazzi e pensavamo solo a giocare a calcio”.

Su Zidane: “Zidane è stato sicuramente uno dei migliori giocatori: dal punto di vista tecnico il più bravo di tutti. Tecnicamente eccezionale, ha fatto parte di quella Juventus che ha vinto tutto quello che abbiamo detto prima. Un ragazzo straordinario e un grandissimo calciatore”.

Sui Mondiali del 2006: “Io ho sempre creduto nella vittoria, ho sempre cercato di trasmettere ai miei giocatori questa mentalità: andare a partecipare a una manifestazione per vincere. Eravamo convinti di poter vincere questa Coppa. Io ero convintissimo e ho cercato di convincerli tutti e ci sono riuscito. Dico sempre che ho avuto due cose straordinarie nella mia vita: la mia famiglia e la Coppa del Mondo vinta in Germania. La scelta di inserire quattro attaccanti contro la Germania? In quel momento la squadra era forte e in forma, avevamo una difesa in cui non passava neanche una nocciolina. Allora ho rischiato e ho messo quattro attaccanti… e vediamo chi la vince”.

Su come ha festeggiato la vittoria dopo la partita contro la Francia: “Sono stato in camera da solo a rivedermi la partita e fumarmi il sigaro”.

Sulle dimissioni da CT dell’Italia: “Ho avuto la fortuna di avere tante soddisfazioni nel calcio, tante vittorie, la più grande è stata quella del Mondiale: basta così, adesso ci pensa qualcun altro. In Italia, poi sono andato in Cina”

Sull’importanza di imparare a perdere: “È importante imparare a perdere, però, se tu ti rendi conto di avere a disposizione calciatori importanti e di qualità, è importante trasmettere in loro una grande fiducia nei loro mezzi e farli capire che possono vincere a tutto quello che partecipano”.

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