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martedì 09 marzo 2021 | ore 05:38

Patrimonio librario da rivedere

L'Amministrazione comunale di Cornaredo ha deciso di spingere l'acceleratore sulla rivisitazione del patrimonio librario annoverato dalla sua biblioteca.
Libri (Foto internet)

Qualcuno non versa più in buono stato di conservazione, altri non sono più richiesti da tempo. L'Amministrazione comunale di Cornaredo ha deciso di spingere l'acceleratore sulla rivisitazione del patrimonio librario annoverato dalla sua biblioteca. L'obiettivo, come si evince dalla determina in cui si descrive l'operazione, è di "Avviare una revisione sostanziale del patrimonio librario e documentario decidendo di togliere dal catalogo tutti i libri, rovinati, obsoleti e che non risultano più utilizzati dagli utenti per il servizio di prestito al pubblico da almeno sette anni". Un'operazione che sembra quindi rispondere a due necessità di fondo: aggiornare il patrimonio librario all'attuale contesto sociale e procedere quindi a una sistemazione più razionale dei volumi. Un aspetto culturale e uno logistico, quindi. L'iniziativa del comune si muove nel solco delle indicazioni date dalla responsabile del servizio biblioteca e ha l'imprimatur della soprintendenza archivistica e bibliografica della Regione. Ma a chi o che cosa saranno destinati i libri che si sceglierà di scartare? Il Comune, al riguardo, ha valutato più soluzioni alternative: la prima è una vendita al pubblico "Secondo le modalità previste dall'atto amministrativo generale relativo a disposizioni per la vendita dei documenti scartati dalla biblioteca", la seconda è la destinazione ai punti di bookcrossing dislocati sul territorio cittadino, la terza è a supporto dell'iniziativa 'Libri sospesi', l'ultima, ma soltanto per ordine di indicazione, è la donazione di quanto rimasto invenduto ad associazioni che ne facciano richiesta. Quale ipotesi residuale non esclusa dalla giunta resta, per quanto proprio non si riesca a piazzare, lo smaltimento in discarica. Ipotesi volutamente, stavolta, tenuta per conclusiva perché uno scenario di distruzione di quanto costituisce pur sempre patrimonio culturale susciterebbe sempre amarezza.

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