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sabato 24 ottobre 2020 | ore 02:08

'Post' lockdown: palla al centro

Protocolli e misure di sicurezza. Il calcio che riparte dopo lo 'stop' e in emergenza Coronavirus: Abbiamo incontrato il vice presidente e ds della Castanese, Marco De Bernardi.
Castano - Marco De Bernardi, Castanese

L’attenzione e la cura minuziosa dei singoli dettagli. Perché, oggi più che mai, in gioco ci sono la salute e la sicurezza di tutti. Si scende, di nuovo, in campo, ma prima ecco, appunto, una serie di accorgimenti e misure specifiche. Il calcio, insomma, che riparte e lo fa tenendo alta la concentrazione sul presente e sul futuro. “E’ innegabile – commenta Marco De Bernardi, vice presidente e direttore sportivo del GS Castanese (storica società di Castano Primo) – come l’emergenza Covid-19 e il ‘post’ lockdown abbiano creato scenari nuovi e, per molti aspetti, complessi, sia dal punto di vista dell’organizzazione vera e propria, sia a livello economico”. Un impegno, come si dice, davvero a 360 gradi. “Già – continua De Bernardi – Ci sono procedure e protocolli ai quali attenerci che richiedono un grande sforzo. Non è sempre semplice per le realtà professionistiche, figuriamoci per noi”. Nello specifico, allora, il copione, ormai diventata la routine prima degli allenamenti e delle partite, prevede, innanzitutto, che chiunque entri nell’impianto sportivo di via Olimpiadi (atleti, dirigenti, genitori, ecc…) sia sottoposto alla misurazione della temperatura corporea, quindi “Altro tassello fondamentale è l’autocertificazione (della durata di 14 giorni) – spiega il ds della Castanese – che ogni giocatore dovrà compilare, al fine di avere il quadro della sua situazione. Accanto a questa, poi, c’è anche il modulo giornaliero, Sport - Castanese calcio  che viene redatto ogni qualvolta il calciatore accede allo stadio ed ai campi. Mentre per quanto concerne le partite, le formazioni ospiti devono inviarci via mail l’orario in cui arrivano, oltre ad una lista di tutti coloro che saranno al seguito del gruppo. Successivamente, allo stesso modo degli allenamenti, prima del fischio d’inizio della gara si prova la febbre agli atleti e agli arbitri (anche per loro c’è l’autocertificazione)”. Senza dimenticare i passaggi all’interno degli spogliatoi. “Un volta che la terna arbitrale è dentro, ad esempio – ribadisce – nessuno più può avere contatti; pertanto, ci dobbiamo attivare per adibire al di fuori dei locali, uno spazio per le distinte e per le maglie e, dopodiché, subentra il discorso dell’appello delle squadre che, ad oggi, deve essere fatto all’esterno. Fino ad arrivare alla sanificazione ed alla pulizia delle singole aree”. E qualora qualcuno dovesse presentare sintomi riconducibili al Coronavirus o risultare positivo? “Dall’inizio della stagione abbiamo dato un’indicazione precisa ai ragazzi – conclude De Bernardi – Ossia che al minimo alzamento di temperatura oppure se dovessero avere un fastidio di gola, la tosse, un raffreddore e via dicendo, non si dovranno presentare. Se, invece, verrà riscontrata la febbre superiore ai 37,5 gradi direttamente al campo, il calciatore non potrà entrare e sarà rimandato a casa. O ultima ipotesi è quella che riguarda un atleta che, dopo l’allenamento e rientrato nella sua abitazione, non sta bene: ecco dovrà, per prima cosa, sentire il suo medico e se quest’ultimo lo manderà a fare il tampone, il giovane immediatamente ce lo dovrà segnalare, così che chiameremo il resto del gruppo, che andrà in quarantena fino a che non ci sarà il risultato del test. Capite, insomma, come sia un grosso impegno stare dietro ad ogni singola misura; uno sforzo a livello operativo, psicologico ed economico. Praticamente non c’è un attimo di stacco; bisogna essere presenti quasi in maniera costante, per la programmazione e per attuare i differenti protocolli”.

"DI NUOVO IN CAMPO, TRA PROTOCOLLI E MISURE DI SICUREZZA"

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