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Ven, 27/11/2020 - 15:20

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venerdì 27 novembre 2020 | ore 15:58

Il Covid in camice bianco

Il dottor Franco Gaiara, medico di base a Castano Primo. I mesi di emergenza Coronavirus e il lockdown: l'attività costante per stare vicino ai pazienti in un periodo lungo e complesso.
Castano - Il dottor Franco Gaiara

L'attenzione, ancora volta, in cima ai suoi pensieri e, poi, quei modi capaci di infonderti, sempre, la giusta tranquillità, nonostante, in molti momenti, gli ultimi mesi appena passati siano stati tutt'altro che semplici. Non lo sono stati per la maggior parte di noi, figuriamo per lui che di professione fa il medico di base e che, in questa emergenza Coronavirus, così come i tanti suoi colleghi, si è trovato, ancor di più, ad essere il primo punto di riferimento per la gente. Ma il castanese Franco Gaiara, alla fine, di nuovo, ha affrontato la situazione, certamente lunga e complessa, con lo stesso impegno e la stessa passione di sempre. "Chi mi chiede che cosa mi rimarrà del periodo - spiega - ecco dico, da un lato, l'accortezza nel dover rassicurare le persone, dall'altro il fatto di dove essere preparati nel capire come stavano le cose e quali interventi poter mettere in atto. Per la mia esperienza, comunque, non ho avuto tanti casi, ne ho avuto uno solo da ricoverato e la difficoltà principale è stata riuscire a ricoverarlo. Probabilmente, è vero che tutti siamo stati aggrediti in maniera significativa, però va, altresì, sottolineato che pronti non eravamo". Poche indicazioni e quelle che arrivavano non erano, purtroppo, nemmeno precise oppure erano pure in contraddizione tra di loro. "Ci è stato spiegato che dovevamo rispettare determinate direttive - afferma - Bene, i primi che lo hanno fatto sono stati proprio i cittadini e questo bisogna ribadirlo, per dare merito agli sforzi ed ai sacrifici che la popolazione ha compiuto". Ma c'è, poi, in parallelo, un dato sul quale vuole porre l'attenzione il dottor Gaiara. "Si è visto, infatti, come, proprio durante l'emergenza, ci sia stato un incremento di patologie cardiovascolari, per la preoccupazione di andare in ospedale - ricorda - Vero è che, all'inizio, tale paura, a mio parere, poteva essere giustificata, però da un determinato momento in avanti, invece, no, perché i nosocomi sono riusciti a differenziare i singoli interventi". E assieme, infine, alcune difficoltà riscontrate lungo il percorso. "Sono state, principalmente, a livello professionale, più che dal punto di vista della gestione dei pazienti - conclude - Mi riferisco, ad esempio, al susseguirsi continio delle informazioni sul Covid e di quelli che erano i sintomi; si è partiti da alcuni, quindi se ne sono aggiunti di nuovi e questo ha reso complessi diversi momenti. Da parte mia, nonostante tutto, ho sempre cercato di far capire alla gente come l'attenzione era ed è fondamentale, ma senza allarmarsi a prescindere qualora si avesse la febbre o altro".

L'ATTENZIONE E L'IMPEGNO SEMPRE A FIANCO DEI PAZIENTI

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