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lunedì 28 settembre 2020 | ore 16:41

Covid-19: dati che preoccupano

È evidente che aprire entro breve tempo ci esporrebbe a rischi che, purtroppo, ne abbiamo dato prova come Stato, non siamo in grado di fronteggiare.
Salute - Tampone che risulta positivo al COVID-19 (foto internet)

C'è qualcosa di strano nei dati degli ultimi giorni. Sì, perchè se da un lato il 'picco' di contagi e accessi alle terapie intensive sembra essere diminuito in modo incoraggiante, ci sono altri valori comunque molto significativi che continuano a destare preoccupazione. Soprattutto per quanto riguarda la Lombardia e che potrebbe provocare rallentamenti nell'evoluzione della 'Fase 2'.
Andiamo con ordine: in Lombardia con 9530 tamponi ci sono 1460 positivi (15,32%) al 12/04/2020, il 13/04/2020 su 5260 test risultano positivi in 1262 (23,99%) e il 14/04/2020 con 3778 tamponi ci sono 1012 positivi (26,78%). Diventa così assurdo dire che siamo in una fase positiva e che ci può far ben sperare... Certamente non siamo più in un trend esponenziale di emergenza, sarebbe impossibile essere in quel trend con l'Italia ormai paralizzata da tempo. Se non c'è una progressione esponenziale vi è comunque una costante dei contagi, che sono in lieve diminuzione, ma si tratta di una diminuzione talmente bassa da allungare sempre di più ogni proiezione del tempo di azzeramento.
Anche perchè, inutile negarlo, ancora non si comprende come mai si continui (a quasi due mesi dal primo caso di Codogno) a non fare tamponi al personale medico, infermieristico e che lavora negli Ospedali; le RSA rimangono senza tutela e verifica; i sintomatici a casa non vengono testati; i tempi di guarigione sono ben oltre i 14 giorni; gli asintomatici non vengono cercati; e, nonostante siamo tutti a casa, continuano ad esserci sempre nuovi contagi. Qualcuno dovrebbe spiegarci tutto quello che ancora non torna...
La diminuzione sensibile si è spostata così nelle previsioni a fine maggio.
È evidente che aprire entro breve tempo ci esporrebbe a rischi che, purtroppo, ne abbiamo dato prova come Stato, non siamo in grado di fronteggiare.
Anche in Cina, Stato su cui tutti hanno un costante scetticismo sulla diffusione dei dati, ci sono nuovi contagiati locali confermati. Segno che il virus è tornato.
Per il Comitato Tecnico-Scientifico non avremo un azzeramento dei casi in Italia e dovremo mettere toppe in continuazione.
Se da una parte servono risposte dal punto di vista economico, una riapertura senza prescrizioni rigide e chiare ci porterebbe entro breve tempo ad una nuova e più pesante epidemia nelle nostre città e territori.
Semmai riapriremo, dovremo farlo con la testa e con i controlli, entrambi molto più posati e seri di quanto è stato fatto in queste settimane.

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