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giovedì 12 dicembre 2019 | ore 14:33

'Tutto l'oro che c'è' al cinema

Il film del cuggionese Andrea Caccia, 'Tutto l'oro che c'è' al cinema Beltrade di Milano. Tra gli attori anche il maresciallo in congedo dei carabinieri, Francesco Falzone.
Cinema - Una delle scene del film con il personaggio interpretato da Francesco Falzone

Cinque storie, cinque percorsi che si intrecciano senza mai incrociarsi tra la Lomabrdia e il Piemonte e cinque personaggi: c’è un cercatore d’oro, quindi un ragazzino, un naturista, un cacciatore e, poi, un carabiniere. Ma se quest’ultimo, e con lui il regista, non sono più, ormai da tempo, un mistero (da una parte, infatti, il castanese Francesco Falzone, prima comandante della locale caserma dell’Arma - era la fine degli anni ‘90 e l’inizio del 2000 - e successivamente assessore, dal 2009 al 2013, nella giunta dell’allora sindaco Franco Rudoni; dall’altra, il cuggionese Andrea Caccia, appunto alla regia), adesso c’è una nuova importante data per il grande schermo. Dopo il ‘2019 International Film Festival Rotterdam’, ‘IFFR’, il ‘Torino Film Festival’ e il ‘Filmmaker Festival’, ecco, infatti, che il film ‘Tutto l’oro che c’è’, dal prossimo 16 dicembre, sarà al Cinema Beltrade di Milano (giorno che vedrà una proiezione speciale alla presenza dell’autore). “E’ stata una bellissima esperienza – ci aveva raccontato in un’intervista di qualche tempo fa – Le riprese a cui ho preso parte sono durate all’incirca un mese, durante le quali ho avuto modo di scoprire e rapportarmi con un mondo totalmente nuovo. Ho avuto a fianco, inoltre, un gruppo davvero eccezionale, dal regista Andrea Caccia a tutta la squadra; si è creato un ottimo rapporto professionale e di collaborazione, sotto ogni punto di vista. Sono tornato ad indossare la divisa, ma, alla fine, è come se non l’avessi mai levata. La testa ed i ricordi, inevitabilmente, sono andati agli anni da carabiniere e proprio il fatto di esserlo stato un lungo periodo, dopotutto, è stato fondamentale per il ruolo che stavo andando ad interpretare. Non c’è stato bisogno, infatti, di particolari indicazioni, perché dovevo fare quello che sono sempre stato abituato a fare nella mia vita normale, nella realtà”. Non resta, dunque, che guardare il film, per scoprire nel dettaglio cosa attenderà Francesco Falzone e, ovviamente, tutti gli altri personaggi. Nei boschi e sulle rive del fiume Ticino, appunto tra Lombardia e Piemonte, cinque uomini di età diverse esplorano il territorio, ognuno a modo proprio, in quasi totale assenza di parola. Un cacciatore di frodo si aggira tra gli alberi con il suo cane e il fucile in spalla, in cerca di selvaggina; un ragazzino scala gli alberi con le corde e gioca a riconoscere piante e animali; poi, un anziano contadino pescatore attraversa il fiume e ne setaccia pazientemente il greto con attrezzi antichi, passando per un naturista solitario si gode il sole e la libertà del corpo nudo, in attesa della possibilità di altri corpi e arrivando, infine, ad un carabiniere in impeccabile divisa nonostante il caldo che si aggira tra ruderi invasi dalle piante, raccogliendo indizi fotografici di un’indagine che rimane misteriosa. Cinque percorsi differenti, che però sapranno coinvolgere e catturare le attenzioni del pubblico. “Conosco bene quella zona, sono nato sul versante piemontese del fiume, a Novara. Dopo aver vissuto per molto tempo a Milano, da dieci anni sono tornato ad abitare sul versante lombardo, a Cuggiono - conclude il regista, Andrea Caccia - Mi è sempre piaciuto il fiume, da ragazzino ci andavo con mio padre e ora, da adulto, con mio figlio Filippo che compare nel documentario. E da sempre mi ha incuriosito il fatto che il Ticino sia una delle realtà più ricche d’oro d’Italia”.

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