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lunedì 28 settembre 2020 | ore 17:42

Come cambia dopo la 'Brexit'

L'intervista ad un analista finanziario che la lavorato nella 'City' londinese prima di tornare a Milano. Matteo Zardoni, tra passato, presente e soprattutto futuro.
Attualità - Brexit (Foto internet)

Un sogno che svanisce... o una doccia gelata che mette i politici di fronte ad una forte esigenza di cambiare passo? “Il 23 giugno 2016 rimarrà senza ombra di dubbio nella storia, il popolo della Gran Bretagna ha deciso infatti in questa data di uscire dall’ Unione Europea - ci commenta Matteo Zardoni - Oggi a due settimane di distanza si cerca di capire quali ripercussioni avrà per la Gran Bretagna e per l’Europa questo referendum. Iniziamo col dire che la Gran Bretagna ha due anni di tempo per definire la sua separazione dalla UE. Lo status quo di membro dell’unione europea le dava la possibilità di scambiare in regime di libero scambio le merci e di esercitare l’importantissima attività bancaria avvalendosi della licenza europea valida su tutto il territorio degli stati membri. Quindi possiamo con certezza dire che se non troverà un accordo di libero scambio alternativo la Gran Bretagna perderà diversi attori industriali e finanziari che saranno costretti a spostarsi altrove in Europa, potrebbe essere che anche Milano risulti attraente per il ricollocamento di gruppi finanziari, sicuramente lo saranno Parigi, Francoforte ed Amsterdam”. Che effetti economici potrebbe subire la Gran Bretagna con il voto espresso dai propri cittadini? “Gli effetti economici sull’economia Inglese potrebbero essere pesanti per alcuni settori quale appunto il finanziario e l’immobiliare, mentre potrebbe avere effetti positivi sul settore del turismo e del manifatturiero, avendo un cambio piu’ basso e quindi sarebbe piu’ conveniente produrre e visitare il paese. L’effetto economico complessivo dipenderà molto dal tipo di libero scambio che verrà concesso alla Gran Bretagna dopo che si saranno concluse tutte le trattative, l’effetto atteso è negativo per l’economia Inglese ma anche per quella Europea”. Quali rischi possono esserci per il nostro Paese? “L’Italia è considerata al momento l’epicentro dei problemi irrisolti europei, ciò è dovuto a due fattori: l’alto debito pubblico e il fatto che le nostre banche hanno la piu’ alta concentrazioni di sofferenze in proporzione agli impieghi rispetto agli altri paesi europei, sistemare le banche italiane sarebbe a portata di mano e potrebbe avvenire con l’unione delle forze tra pubblico e privato, solo che ora la commissione europea blocca l’intervento pubblico per l’entrata in vigore di una nuova normativa all’inizio di quest’anno per il salvataggio delle banche - commenta Zardoni - Il paradosso è che l’Italia ha sborsato piu’ di 50 miliardi di Euro per i salvataggi di Irlanda, Grecia, Portogallo e anche per il salvataggio delle banche spagnole, e qui sta’ l’assurdità del sistema Europa di fronte alle crisi mette in atto politiche che automaticamente ingigantiscono ed aumentano la complessità dei problemi”. Cosa accadrà adesso? “Se l’Europa continuerà su questo passo non ha di fronte a se un grande futuro, tutti gli analisti economici concordano nel sottolineare l’importanza di tornare all’essenziale, basta con il chiedere maggiore integrazione europea ora è il momento per due soli obbiettivi ovvero: benessere economico e sicurezza, quindi il messaggio è chiaro piu’ slancio verso la crescita economica (richiesto dai paesi mediterranei, Italia in testa) e maggiore controllo delle frontiere (richiesto dai paesi nordici), perché l’immigrazione delle crisi arabe non è gestibile senza alcuna soluzione del problema alla fonte. In parole chiare significa fare un altro accordo con la Libia come quello fatto con la Turchia. Il prezzo di andare contro queste due esigenze che la maggior parte dei cittadini Europei sente può essere molto caro, la Brexit è già avvenuta, alle porte ci sono il referendum sulla riforma istituzionale in Italia, le elezioni presidenziali in Francia tutte situazioni dove è bene che non emerga un sentimento antieuropeo altrimenti tutto si complicherebbe. In sintesi mai l’Europa dal dopoguerra ad oggi ha vissuto un momento così difficile di stallo istituzionale, chi è al potere deve dare prova che l’unione non è un’organizzazione sovranazionale con lo scopo di complicare e manipolare la vita dei suoi cittadini”. Ora, è davvero il momento delle scelte.

I NOSTRI GIOVANI ITALIANI... D'OLTRE MANICA

GIADA (GRAFICA PUBBLICITARIA DA 5 ANNI A LONDRA) - “Vivo a Londra da 5 anni, sono una grafica pubblicitaria o se preferisci graphic designer, 5 anni fa sino al giorno del referendum sono sempre stata ‘accolta’ e ‘trattata’ bene anche se il fatto che sia una ‘straniera ‘ è sempre stato presente, ma non per forza in maniera negativa anzi spesso per i miei amici inglesi è quasi un vanto quello di avere un’amica con un buffo accento. Da dopo il referendum ho iniziato a sentirmi quasi in difetto e non più la benvenuta, strano pensare che forse per la persona (inglese) di fianco a te sei un problema”.

ILARIA (TURBIGHESE, ORA, INFERMIERA 'INGLESE') - Da un anno e tre mesi è infermiera nel Regno Unito: “Tutto sommato ci hanno accolto bene.... più che altro perché viviamo a Londra, vicino al centro e la multiculturalità non si sente tanto perché è invece una caratteristica della capitale rispetto alle zone di provincia. Per quello che accadrà non ne so molto ... certo è che le cose cambieranno e cercheranno di tenere il più possibile personale medico e infermieristico locale. Soprattutto infermieristico, in quanto la maggior parte sono tutti stranieri, pochi inglesi e irlandesi”.

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