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venerdì 23 febbraio 2024 | ore 20:14

Accam, Magnago si fa portavoce

Il comune scrive una lettera per affrontare la delicata tematica del revamping di Accam spa. In prima linea per far sentire la voce delle piccole realtà del territorio.
Magnago - Il palazzo Municipale

La voce dei piccoli comuni parte da Magnago. Con un incontro in Regione, ma anche e soprattutto con quella lettera che la cittadina del nostro territorio ha voluto scrivere. Perché il ‘revamping di Accam spa’ preoccupa e non può, anzi non deve, assolutamente essere sottovalutato. Così, il sindaco Carla Picco e gli assessori Daniela Grassi e Angelo Lofano, si sono subito attivati, facendosi portavoce delle altre realtà che fanno parte del bacino di Accam. “Abbiamo chiesto ai comuni soci di sottoscrivere la lettera nella prossima riunione dei sindaci di Accam convocata d’urgenza dal primo cittadino di Busto Arsizio, Gigi Farioli - spiegano da Magnago - Un’iniziativa concreta e decisa con cui chiediamo che anche i piccoli comuni siano coinvolti e ascoltati per ciò che concerne la nuova evoluzione della gestione dei rifiuti che su scala regionale si apre a soluzioni completamente diverse da quelle che erano paventate e mai, o quasi mai, realizzate con i piani provinciali dei rifiuti. Non si dice di “abbassare l’interrutore” di Accam, ma di verificare e studiare alternative al revamping e quindi all’incenerimento dei rifiuti. La tecnologia moderna offre alternative valide e sostenibili sia dal punto di vista ecologico che finanziario”. La paura è che con il revamping dei forni o anche solo di un forno e la contestuale linea regionale di spingere sulla raccolta differenziata si crei una fame di rifiuti negli inceneritori che rimarranno operativi facendo si che anche da fuori bacino siano conferiti ad Accam spa. “Il che vorrebbe dire: più rifiuti, più camion sul territorio, più incenerimento, più inquinamento e più spese per la cittadinanza. Inoltre, Accam per sostenere economicamente e tecnicamente il lavoro dei forni cercherà rifiuti da fuori bacino, magari facendoli conferire a prezzi più bassi di quelli che i comuni soci pagano”.

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