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Trasformare i vuoti industriali in nuovi luoghi dell’innovazione, capaci di custodire e gestire quella che viene ormai considerata una delle risorse più preziose del presente e del futuro: i dati. È questo l’obiettivo della nuova legge sui Data Center approvata dal Consiglio regionale della Lombardia, un provvedimento che punta a dare regole certe a un settore in forte crescita, unendo sviluppo tecnologico, sicurezza nazionale, rigenerazione urbana e attenzione all’ambiente.
La Lombardia diventa così la prima Regione a dotarsi di una normativa specifica per governare l’insediamento di queste infrastrutture, sempre più centrali per l’economia digitale, per le imprese, per i servizi pubblici e per la tutela delle informazioni sensibili. Un tema che, secondo Christian Garavaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, e Michele Schiavi, consigliere regionale di FdI e vicepresidente della Commissione Infrastrutture, va affrontato con una visione chiara.
‘Siamo di fronte a un cambio di paradigma che mette fine alla stagione degli insediamenti isolati e non governati’, dichiarano Garavaglia e Schiavi. In particolare, Schiavi sottolinea come, in un contesto internazionale sempre più complesso, ‘i dati siano la risorsa più preziosa, il vero oro del futuro’. Da qui la necessità di considerare i Data Center non solo come strutture tecnologiche, ma come infrastrutture strategiche per l’economia, l’occupazione qualificata e la sovranità digitale del Paese.
Uno dei punti centrali della legge riguarda la localizzazione degli impianti. La priorità sarà data alle aree di rigenerazione urbana, agli ex siti industriali, alle ex cave, ai terreni contaminati o abbandonati. Una scelta che vuole evitare nuovo consumo di suolo e, allo stesso tempo, offrire una possibilità concreta di recupero a spazi oggi inutilizzati. Per chi investirà su queste superfici sono previsti anche incentivi, come tempi procedurali ridotti.
Diverso, invece, l’approccio per gli interventi su terreni liberi o agricoli. In questi casi la norma introduce un aumento del contributo di costruzione del 100%, che sale al 200% se l’area si trova all’interno di zone protette. ‘Il nostro impegno maggiore è la tutela delle aree verdi – spiega Schiavi – Abbiamo inserito un deterrente chiaro perché la tecnologia deve servire a riqualificare, fermando la cementificazione’.
La legge, però, non guarda solo agli operatori economici. Un ruolo importante viene riconosciuto anche ai Comuni, spesso chiamati a gestire procedimenti complessi e valutazioni tecniche delicate. Per questo sarà istituita una Task Force regionale composta da Regione, ARPA, ATS, Province ed ERSAF, in collaborazione con ANCI, con il compito di affiancare le amministrazioni locali attraverso strumenti digitali, modelli standardizzati e supporto tecnico.
I Comuni saranno inoltre chiamati a mappare entro un anno le aree dismesse presenti sul proprio territorio, trasformando questo passaggio in un’occasione per conoscere meglio il patrimonio esistente e immaginare nuove opportunità di sviluppo. Per gli impianti superiori ai 10 MW, i sindaci avranno un ruolo centrale attraverso conferenze di concertazione e accordi territoriali sovracomunali.
‘Vogliamo inviare un messaggio di forte rassicurazione ai sindaci e agli amministratori locali’, afferma Garavaglia. Secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia, la legge vuole creare un ponte tra l’alta tecnologia e il tessuto economico locale. Le misure compensative e perequative legate ai grandi impianti potranno infatti sostenere i Distretti del Commercio, l’efficientamento energetico, la modernizzazione delle piccole imprese e dei negozi di vicinato. ‘La modernità sostiene e valorizza la nostra storia produttiva’, aggiunge.
Grande attenzione viene dedicata anche agli aspetti ambientali. I nuovi Data Center dovranno prevedere, dove possibile, il riutilizzo del calore prodotto, ad esempio attraverso il teleriscaldamento. Saranno inoltre richieste tecnologie a circuito chiuso o sistemi di riciclo delle acque grigie, escludendo il prelievo da acquedotti pubblici o da fiumi tutelati. Un modo per provare a conciliare la forte domanda energetica e tecnologica di queste strutture con la protezione delle risorse naturali.
A vigilare sull’applicazione della legge saranno una Cabina di regia permanente e un monitoraggio annuale, pensati per verificare gli effetti concreti della norma e accompagnare l’evoluzione di un settore destinato a crescere ancora.
‘Grazie agli emendamenti di Fratelli d’Italia abbiamo garantito che le ricadute economiche restino sul territorio’, concludono Garavaglia e Schiavi. ‘Il futuro dei nostri giovani passa dalle competenze e le aziende del settore contribuiranno a creare opportunità di lavoro qualificato’. La sfida, ora, sarà trasformare ogni nuovo investimento in un beneficio reale per le comunità lombarde, facendo convivere innovazione, tutela del suolo, lavoro e sviluppo locale.
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