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Una sala partecipe e un dibattito che non ha lasciato indifferenti. Si è svolto nei giorni scorsi a Castano Primo l’incontro di formazione promosso dal Comitato No Polo Logistico, pensato per riportare al centro del confronto pubblico il tema della tutela del territorio e della salute dei cittadini.
La serata si è aperta con un momento artistico di forte impatto emotivo, capace di mettere a confronto la bellezza del paesaggio naturale con quella che il Comitato ha definito la “disarmante bruttezza” delle grandi strutture logistiche. Un’introduzione simbolica, seguita dagli interventi di esperti e relatori che hanno illustrato, dati alla mano, le conseguenze della cementificazione: perdita di suolo, criticità ambientali e sanitarie, rischi per l’equilibrio del Parco del Ticino.
Nonostante l’ampia partecipazione e l’interesse suscitato, il Comitato ha espresso sconcerto per la mancata concessione del patrocinio da parte dell’Amministrazione comunale. Una scelta che, secondo i promotori, appare in contrasto con la presenza in sala del vicesindaco e di alcuni assessori. “Se l’iniziativa è ritenuta abbastanza importante da essere seguita direttamente dagli amministratori – è il ragionamento – perché negare un riconoscimento istituzionale a un momento di informazione aperta alla cittadinanza?”
Nel corso della serata, il vicesindaco ha chiarito che l’eventuale decisione sulla realizzazione del polo logistico sarà assunta dall’attuale maggioranza solo al momento della presentazione di una proposta formale. Un passaggio che il Comitato ha voluto sottolineare, respingendo però quella che definisce una narrazione ricorrente: “Non si può continuare a chiamare in causa il passato per giustificare le scelte del presente. Il futuro del territorio è una responsabilità politica attuale”.
Il riferimento finale è stato affidato a Manzoni: “Ai posteri l’ardua sentenza”. Ma, come ricordato dal Comitato, quei posteri saranno i figli di oggi, chiamati a convivere con le conseguenze delle decisioni prese ora. Da qui l’impegno dichiarato a proseguire la mobilitazione: perché la sentenza, nelle intenzioni dei promotori, sia “di condanna verso il cemento e di amore verso Castano Primo”.
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