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lunedì 23 maggio 2022 | ore 22:38

Diritto allo studio, "così non va"

Il Piano al Diritto allo Studio varato, secondo Progetto Magenta, non tutela in generale chi ne avrebbe maggiormente bisogno. Ecco le obiezioni presentate.
Attualità - Scuola (Foto internet)

L'Amministrazione comunale di Magenta ha varato il nuovo Piano per il Diritto allo studio che prevede lo stanziamento di 2,6 milioni di euro per garantire a tutti l'accesso all'istruzione. “Con questo piano abbiamo voluto esprimere una chiara scelta politica mettendo a disposizione importanti risorse – ha spiegato il Sindaco di Magenta, Chiara Calati.– L'obiettivo del nostro lavoro è quello di non lasciare indietro nessuno, garantire il diritto fondamentale all'istruzione a tutti e sostenere concretamente la ripresa scolastica dopo questo lungo e difficile periodo causato dell'emergenza Covid”. Silvia Minardi, capogruppo di Progetto Magenta ed esponente del movimento in Consiglio comunale, non condivide appieno l’entusiasmo del Primo cittadino per il piano varato; un piano che ha incassato, da parte della forza civica magentina, voto contrario.

“Il settore che più ci ha colpiti, quello della disabilitá. In negativo! Dal 2017/18 ad oggi gli alunni disabili nelle scuole dell’obbligo passa da 66 a 138 bambini: il doppio, praticamente. Le ore messe a disposizione dal Comune con il servizio dato dagli educatori passa da 490 a 590 ore settimanali, cioè da poco più di 7 ore alla settimana per bambino a poco più di 5 ore alla settimana sempre per bambino.
Anche qui non basta dire che a bilancio i capitoli sulla disabilità sono oggetto di attenzione! I numeri del piano per il Diritto allo Studio dicono che ai bambini disabili che frequentano le nostre scuole si danno meno ore di assistenza educativa! Per gli alunni non italofoni, inoltre, vengono stanziati 7 mila euro e per le borse di studio 15 mila euro su un piano totale di 2,5 milioni di euro: praticamente un’attenzione che non c’è”.

Il Piano varato, secondo Progetto Magenta, non tutela in generale chi ne avrebbe maggiormente bisogno. Un esempio su tutti: la questione tariffa della mensa scolastica. “Aumenta il costo pasto per il comune che decide di non aumentare le tariffe. Bene! Ma lo scorso anno, quando le tariffe vennero modificate, noi avevamo detto che il tipo di schema introdotto avrebbe allargato il numero di coloro che oggi pagano una tariffa agevolata - e così è stato -, ma sarebbe diminuito il numero di coloro che sarebbero rientrati nella fascia più bassa e anche questo è purtroppo avvenuto. Oggi ci sono 20 famiglie in meno tra coloro che pagano il pasto ad una cifra inferiore al minimo vitale. E non basta dire che il menù della mensa offre prodotti di qualità! Se il piano per il diritto allo studio esiste è proprio per garantire chi si trova in situazioni di svantaggio economico e sociale”. D’altra parte, sono stati aumentati gli aiuti alle scuole paritarie: “Bene decidere di introdurre una convenzione di durata quinquennale e di far entrare l’infanzia paritaria nella graduatoria unica. Ma nessuno ha saputo dire perché, a fronte di un calo del 12% nell' utenza di chi frequenta le scuole dell’infanzia paritarie l’amministrazione abbia deciso un aumento del 20% del contributo. Nulla da dire su questa decisione ma andrebbe spiegata al di là degli slogan”.

Non si salva nemmeno l’istruzione per adulti: “Il CPIA (centro per l’istruzione degli adulti) è in grandissima sofferenza sia per il calo degli iscritti sia per il numero di corsi attivati. Occorre fare qualcosa perché questo centro possa svolgere la funzione per la quale esiste e che oggi, soprattutto oggi, serve”.

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