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sabato 05 dicembre 2020 | ore 23:20

Scritte e messaggi sui muri...

I muri tra le vie San Giuseppe e Fratelli Rosselli di Parabiago sono stati, nel tempo, continuamente arricchiti di nuovi contenuti.
Parabiago - Uno dei tanti messaggi sui muri

A scorrerli con attenzione vi si trova l'universo mondo. Dalle dichiarazioni d'amore agli orgogli campanilistici, da qualche ghirigoro il cui significato è spesso noto solo a chi lo disegna a pillole di filosofia. I muri tra le vie San Giuseppe e Fratelli Rosselli di Parabiago sono stati, nel tempo, continuamente arricchiti di nuovi contenuti. E la cosa crea, come di consueto, due fazioni contrapposte; chi qualifica lo scrivere sui muri come segno di inciviltà e mancato rispetto del buon senso civico e chi, invece, vede l'operazione come uno sfoggio di 'street art'. Se si fa camminare lo sguardo, ci si imbatte subito in un termine di paragone che interroga oggi più di una mente: meglio gli uomini o gli animali? Chissà se quel "Quando conoscerete l'uomo amerete di più le bestie" vergato in via San Giuseppe in marcata vernice blu fosse, nelle intenzioni del suo autore, qualcosa di simile all'indizione di un referendum popolare nuova versione dove la cabina elettorale sia sostituita da un muro? Le concessioni agli interrogativi esistenzialisti sembrano poi essersi impossessati anche di un muro in via Fratelli Rosselli. Qui, però, con una visione di più ampio raggio temporale che parte dal contingente del viaggio umano transeunte per abbracciare l'eternità. Anche in questo caso con vernice blu l'ignoto autore rimembra infatti all'insieme dei passanti come siano "Molti i chiamati, pochi gli eletti". Che, a ben vedere, si potrebbe anche più prosaicamente leggere come lo scenario di ciascuna elezione. Della serie, tanti si candidano ma l'aula delle rappresentanze, a qualunque livello, apre la sua porta soltanto a un ristretto novero di preferiti. Che è quanto accadrà esattamente nella prossima tornata elettorale a Parabiago prevista per il 20-21 settembre. E per un altro vergatore senza nome che accosta un po' audacemente i termini "aborto" e "sindacato", vi è chi, invece, bussa alla porta dell'arte e più di preciso della musica. E lo fa per chiedersi se "Con Arturo Toscanini muore la musica?". Varrà ricordare che Toscanini fu e resta uno dei più elevati direttori d'orchestra che il mondo delle dodici note abbia generato in ogni tempo. E qui spuntano due interrogativi. Uno che lascerebbe perplessi con cui si chiede se Toscanini sia la causa della morte della musica e porterebbe dritto, senza il bisogno di scomodare gli addetti ai lavori, a una sorta di blasfemia musicale. L'altro, forse nel vero tenore dell'interrogante, si chiede se la musica abbia un futuro dopo la scomparsa del grande genio avvenuta nel 1957. Insomma, pare proprio che i muri tra le due vie siano stati eletti a libera tribuna di pensiero. Condivisibile, non condivisibile. Opportuno o inopportuno da divulgare in quegli spazi. Ognuno maturerà in proposito la propria idea. Ma il dato di fatto è che quei muri siano diventati una sorta di pensatoio "en plein air". Chi ha cominciato a renderlo tale? E chi gli è andato dietro pensando in fondo non fosse malvagia idea scegliere quello spazio per esprimere la sua visione delle cose? Mistero. Ma in fondo poco importa.

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