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domenica 23 febbraio 2020 | ore 15:37

La casa di riposo in assemblea

Riaprirà? E se si quando? Come? Sotto quale gestione? In un'assemblea pubblica si è affrontata la vicenda della RSA di Arconate. Confronto e dibattito acceso.
Arconate - Un momento dell'assemblea pubblica

Riaprirà? E se si quando? Come? Sotto quale gestione? Che la Rsa di Arconate, la cui vicenda è caratterizzata da una storia a dir poco travagliata, susciti in paese profonde divisioni e lasci fuori le mezze misure era noto. E lo si è constatato una volta di più nell'assemblea convocata dall'Amministrazione comunale del sindaco Sergio Calloni per fare il punto sulla situazione. Perché su un solo punto, ma uno davvero, tutti intonano la stessa nota: quella Rsa deve riaprire, dal momento che il paese ne ha bisogno. Per il resto, appunto, la nave abbandona il porto della tranquillità per inoltrarsi in un mare tempestoso. La vicenda, che ha finito per avere aspetti anche giudiziari, è stata ricostruita per tappe dall'assessore Francesco Colombo tra le cui deleghe vi è, appunto, anche quella alla casa di riposo. Tutto prende le mosse dal 2009. Sindaco di Arconate è Mario Mantovani, poi anche vicegovernatore della Regione all'epoca di Roberto Maroni. Mantovani progetta di realizzare ad Arconate una casa di riposo dotata di 121 posti su un terreno in una parte abbastanza centrale del paese. Un consigliere comunale non ci vede chiaro e presenta un esposto. Pare, infatti, che l'area sia stata svenduta al di fuori del valore di mercato. Intanto l'Amministrazione indice un bando del valore di dodici milioni di euro, al fine di individuare l'aggiudicatario della realizzazione dell'opera. La scelta cade sull'opera Pia Castiglioni. Sembra andare tutto per il verso giusto, ma i lavori poi si bloccano. E scoppia un caso di quelli che fanno esplodere: si indaga sulla vicenda ed emerge che la Fondazione Opera Pia Castiglioni sarebbe direttamente riconducibile a Mantovani. E, come, successivamente, ha avuto modo di spiegare in maniera articolata l'avvocato Federico Boezio, che tutela il comune di Arconate parte civile in questa situazione, in sostanza la gara sarebbe stata indetta per favorire appositamente tale Fondazione. La vicenda finisce, così, per imboccare le aule di tribunale: al processo di primo grado Mantovani subisce una condanna a cinque anni e sei mesi per due reati che gli sono contestati, precisamente turbativa d'asta e abuso d'ufficio. "Nel gennaio 2020 - spiega Boezio - tale reato si è prescritto, Mantovani può quindi valutare con i suoi legali se avvalersi della prescrizione o andare avanti con il processo per dimostrare la sua estraneità a quanto gli è contestato". Intanto, naturalmente, la vicenda della Rsa procede come un treno in corsa; nel 2016 arriva sulla scena la cooperativa Anteo che avvia una trattativa con il Comune "Per capire - spiega Colombo - se vi siano le condizioni per aprire la struttura". Trattative che, poi, finiscono per arenarsi. L'Amministrazione, però, compie le sue valutazioni e "Pur avendo - prosegue Colombo - la possibilità di bloccare tutto nell'attesa che il processo compia il suo iter ed evidenziando la posizione critica scelta per quella Rsa, decide di trovare un accordo con Anteo per far partire al più presto la struttura". Si arriva alla storia più recente. Il 23 settembre 2019 parte una lettera del Comune ad Anteo, qualificata da Colombo socia di maggioranza di Opera Pia Castiglioni srl (ma Roberto Lassini, legale di Mario Mantovani, smentisce tale affermazione sostenendo che Anteo detenga solo in realtà il 49 per cento delle quote e non sia, perciò, socio di maggioranza), con la quale si esprime "La volontà di giungere ad un modo condiviso per l'apertura della Rsa". "Anteo - ribadisce Colombo - fornisce garanzie sulla sua estraneità assoluta al procedimento penale e all'essere soggetto collegato con Mario Mantovani. Il 25 settembre Anteo dà il via libera, esprimendo la propria condivisione verso l'orientamento assunto dall'Amministrazione. Vi sono, poi, due successivi incontri tra le parti, uno dell'11 ottobre e uno del 21 e rilevante è soprattutto quest'ultimo in quanto, ricorda ancora l'assessore arconatese "Si decide di avviare un percorso per far partire la Rsa". Il 24 ottobre Anteo e Comune si stringono la mano in un accordo con punti precisi "Scritto nero su bianco in una delibera di giunta". Il 28 ottobre Colombo invia ad Anteo una lettera in cui esprime la sua soddisfazione, auspicando che la struttura apra "Stabilmente e nel rispetto della legalità". Emergono dati importanti con tanto di piano finanziario: utile medio presunto di 400 mila euro, retta giornaliera per gli ospiti di 82 euro e mensile di 2500. A dicembre 2019 il discorso si perfeziona ulteriormente con un accordo per il quale la cooperativa Anteo gestirebbe per 82 anni la struttura, vi sarebbero una cinquantina di nuovi posti di lavoro riservati in parte agli arconatesi e sconti e tariffe agevolate per gli ospiti residenti in paese. I dati parlano, inoltre, di una struttura che annoveri, tra gli altri, 56 posti per Rsa, 15 appartamenti e 20 posti per malati di Alzheimer. Il 13 gennaio arriva una bozza d'accordo dove si dice che il Comune chiede ad Anteo di gestire la struttura per almeno quarant'anni. Tutto in moto rettilineo? Fino a lunedì 20 gennaio l'apertura della Rsa sembra scritta sulla pietra, ma arriva un ulteriore colpo di scena che rimette in gioco tutto: venerdì 24 gennaio l'amministratore delegato di Anteo informa l'assessore Colombo che la cooperativa ha ceduto le sue quote a Fondazione Mantovani "Dicendo però, di non saperne nulla. Ci siamo sentiti naturalmente presi in giro - aggiunge l'assessore alla casa di riposo - prima Anteo ci informa che è tutto a posto e che si può procedere e, successivamente, decide di vendere le quote". Il Comune compie qualche verifica e scopre che "La cessione delle quote era già stata decisa il 4 gennaio". A questo punto, ed è storia degli ultimi giorni, l'Amministrazione Calloni stabilisce un orientamento preciso: "Il comune - conclude Colombo - non può in alcun modo trattare con soggetti direttamente riconducibili a coloro che, nella vicenda della Rsa, sono stati condannati in primo grado; si ad aprire la struttura, no a farla gestire a chi è stato condannato". Colombo chiosa: "Abbiamo sgomberato il campo da qualunque dubbio, Opera Pia Castiglioni e Fondazione Mantovani sono ambedue riconducibili a Mario Mantovani". Quale, allora, il possibile scenario futuro? "Il comune - spiega Colombo - è pronto a valutare l'ipotesi di annullare tutti gli atti con i quali è stata realizzata la gara e a procedere alla stesura di un nuovo bando per la gestione della struttura; la capacità della Fondazione Mantovani di gestire case di riposo è professionalmente riconosciuta, però ciò che non può fare, per noi, è gestire la Rsa di Arconate perché vi è una sentenza che dice che la gara è stata falsata". Considerazioni integrate da Boezio per il quale "Ci sono tre gradi di giudizio e, essendosi prescritto in gennaio il reato, Mantovani potrà valutare con i suoi se avvalersi della prescrizione o decidere di andare fino in fondo; sono stati accertati fatti penalmente rilevanti che hanno portato ad una condanna a 5 anni e 6 mesi relativa a una condotta illecita rilevata in soggetti che hanno fatto il loro interesse privato, pur occupando cariche pubbliche, per tutelare loro stessi e i loro amici". Per Lassini, legale di Mantovani, tutto il ragionamento non sta, invece, proprio in piedi: "Intanto la teoria per cui Fondazione Mantovani e Mario Mantovani siano la stessa cosa non è affatto sostenibile - ha detto - Mantovani non ne è né l'amministratore né il proprietario, quindi si è detta una falsità; in più la casa di riposo non ha affatto comportato costi a carico del Comune e il segretario comunale lo ha confermato; Anteo, poi, non è socio di maggioranza della Castiglioni perchè ne detiene il 49 per cento; ma, ancora, perché Mantovani dovrebbe comprare la casa di riposo se ne è il proprietario? Credo che si stia facendo un processo di piazza con considerazioni molto parziali della vicenda". Argomentazioni che, sul piano però politico, il consigliere di opposizione Stefano Poretti ha portato avanti: "Non si sta facendo politica, bensì inquisizione - ha aggiunto - non si è spiegato perchè la Fondazione Mantovani non possa contrarre con il Comune, siamo stati tenuti fuori da questa vicenda quando invece se ne doveva discutere in consiglio comunale; l'Amministrazione si occupi di fare ripartire la casa di riposo e di coinvolgere le opposizioni in un discorso di approfondimento". Perché, peraltro, qualora la gara fosse annullata con il suo relativo esito, Mantovani potrebbe valutare un ricorso al Tar e, quindi, il Comune dovrebbe a quel punto resistere in giudizio. La vicenda è tutt'altro che chiusa e promette scenari ulteriori in tempi non lontani.

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