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domenica 17 dicembre 2017 | ore 22:28

Ringhio... tocca a te!

Rino Gattuso nuovo allenatore del Milan. Ha sostituio l'esonerato Vincenzo Montella. Lunedì scorso la prima conferenza stampa. "Voglio carattere, grinta e gruppo".
Sport - Gattuso durante la conferenza stampa

Le strette di mano con i giornalisti presenti e qualche battuta prima di dare il via alla conferenza. Perché lo ‘stile Gattuso’ è questo: carattere, certo, ma soprattutto umiltà e semplicità. Rino non è uno che si emoziona (ne ha viste e vissute tante nella sua lunga e straordinaria carriera sportiva), però in fondo un pizzico di agitazione, siamo sicuri, dentro ce l’aveva, eccome. L’occasione della vita (come qualcuno l’ha ribattezzata), lui da sempre legato ai colori rossoneri (idolo e punto di riferimento dei tifosi) e lui oggi proprio alla guida della prima squadra del ‘suo’ Milan. E’ arrivato in un freddo lunedì di fine novembre (non che non fosse già lì, va detto, allenatore della Primavera), chiamato a sostituire l’esonerato Vincenzo Montella e subito si è presentato con la grinta e la determinazione che lo hanno sempre contraddistinto. “E' un giorno importante – ha dichiarato appunto durante la presentazione ufficiale – E’ una grande responsabilità e insieme un onore e un orgoglio. Il Milan è casa mia, qui c’è tutto per poter lavorare bene ed è questo che innanzitutto coloro che entrano a Milanello devono ricordarsi sempre”. Bandiera e simbolo rossonero da giocatore prima, mister in varie realtà (italiane ed europeo), poi, e adesso quel sogno che diventa realtà. “C’è chi mi definisce un traghettatore e chi punta il dito sulla mia poca esperienza. Voglio ricordarvi che ho 100 e passa partite alle spalle, se non conta nulla… Il Gattuso allenatore del Milan come sarà? Una cosa per me fondamentale è il gruppo e non parlo soltanto dei 25 – 30 giocatori, ma di ogni singola persona che sta a contatto con la squadra. Sul modulo, invece, si vedrà allenamento dopo allenamento: io e Vincenzo (Montella, ndr) abbiamo due modi differenti di vedere il calcio; abbiamo concetti diversi. Anche a me piace il palleggio, però una volta arrivati vicini all’area avversaria dobbiamo provare a sorprendere la formazione che ci sta di fronte. L’idea è giocare con la difesa a tre, quindi quattro centrocampisti, mentre in attacco potremmo anche cambiare in base alla partita ed alla condizione di questo o quel giocatore. Tre attaccanti oppure due, o magari il trequartista, ecc… Abbiamo giocatori di livello, siamo una squadra di ottime qualità e capacità che possiamo e dobbiamo fare di più. Dovremmo coprire bene il campo ed essere compatti. Un concetto chiave, inoltre, sarà la disciplina. Tutti, sul terreno di gioco, dovranno dare l’anima ed aiutare il proprio compagno”. Mister, una delle critiche imputate al Milan in queste giornate di campionato, è che il reparto offensivo fa fatica a segnare. Ha intenzione di puntare su qualcuno in particolare? “Lo ripeto, farò le valutazioni giorno per giorno. Ognuno se dimostrerà di essere in forma e mi darà determinate risposte, avrà le sue occasioni: da Kalinic (lo conosciamo bene e sappiamo quello che ha dato negli scorsi anni alla serie A) ad Andrè Silva (un giocatore davvero forte; deve maturare dal punto di vista del gioco di squadra e allo stesso tempo devono essere bravi i compagni a metterlo in condizione di dialogare con ciascuno di loro) e fino a Cutrone (ha il veleno addosso, è un tarantolato, c’è bisogno di questo spirito)”. Quindi, Suso? “Giocherà largo o trequartista? Potrebbe stare in qualche caso anche dietro le punte; ha le capacità per fare quel ruolo”. E Bonucci? “Vi tolgo subito qualsiasi dubbio: la fascia resta a lui”. Per arrivare a Kessie.“E’ lui il giocatore che mi assomiglia di più quando ero in campo. Ha forza fisica, carattere e temperamento. L’anno passato ha realizzato pure diversi gol con l’Atalanta, dobbiamo tornare a farlo segnare così”. Squadra, singoli e ora, ovviamente, gli obiettivi. La zona Champions è ancora possibile?“Mancano tante gare e ci sono in ballo 72 punti. Bisogna affrontare tutte le sfide come se fossero una finale, senza fare calcoli o guardare la classifica. Non esistono in serie A avversari facili e gare più semplici, perciò bisogna metterci sempre grinta, determinazione e la giusta cattiveria agonistica”.

DIECI TITOLI DA GIOCATORE E POI IN PANCHINA

La maglia rossonera indossata dal 1999 al 2012, anni durante i quali ha collezionato 468 presenze con 11 gol, vincendo 10 titoli: 2 Champions League, un Mondiale per Club, 2 Supercoppe Uefa, 2 scudetti, 2 Supercoppe Italiane e una Coppa Italia (oltre ad essere stato Campione del Mondo con la Nazionale nel 2006 in Germania). Poi, ecco la carriera da allenatore: Sion (Super League Svizzera), Palermo (serie B), Ofi Creta (Souper Ligka Greca) e Pisa (Lega Pro e serie B).

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