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La sanità territoriale italiana rischia di restare incompiuta, nonostante gli investimenti e i cantieri avviati. A lanciare l’allarme è il sindacato Nursing Up, che denuncia una carenza di oltre 20mila infermieri di famiglia, figure fondamentali per rendere operative le nuove strutture previste dal PNRR.
Il tema è chiaro: non bastano edifici e progetti se manca il personale che deve garantire assistenza quotidiana ai cittadini. “Stiamo correndo per completare i cantieri, ma non abbiamo chi li farà funzionare”, spiega il presidente nazionale Antonio De Palma. “Inaugurare Case e Ospedali di Comunità senza infermieri significa consegnare ai cittadini spazi vuoti”.
Il quadro si inserisce in una difficoltà più ampia: secondo le stime, l’Italia registra una carenza strutturale di circa 175mila professionisti sanitari rispetto agli standard europei. Un dato che evidenzia quanto la sfida non sia solo organizzativa, ma anche culturale e strategica.
A complicare ulteriormente la situazione è una sanità “a due velocità”. I dati mostrano come oltre il 70% degli Ospedali di Comunità attivi sia concentrato nel Nord Italia, mentre il Sud fatica a sviluppare una rete efficace. Ma anche nei territori più avanzati, spesso i servizi risultano incompleti o solo formalmente attivi.
Alla base del problema non c’è soltanto la formazione di nuovi professionisti, ma la difficoltà nel trattenere quelli già presenti. Turni impegnativi, stipendi poco competitivi e condizioni di lavoro complesse spingono molti infermieri verso la libera professione o all’estero, impoverendo ulteriormente il sistema.
Per questo Nursing Up propone interventi immediati, a partire dallo sblocco del vincolo di esclusività per infermieri e ostetriche, misura che permetterebbe di recuperare rapidamente forze oggi non pienamente utilizzate. “Serve un cambio di passo deciso – sottolinea De Palma – per evitare che una riforma importante resti solo sulla carta”.
Il rischio, infatti, è concreto: arrivare alla fine del 2026 con una sanità moderna nelle strutture, ma fragile nei servizi. E a pagarne il prezzo sarebbero soprattutto i cittadini più fragili, gli anziani e chi ha bisogno di cure continue.
Una sfida che riguarda tutti, perché la qualità della sanità territoriale non è solo una questione di numeri, ma di vicinanza reale alle persone e alle comunità.
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