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venerdì 20 marzo 2026 | ore 16:10

Domenica e lunedì al voto per il Referendum

Per confermare o respingere una legge di revisione della Costituzione: ecco orari e sistemi per votare domenica 22 marzo o lunedì 23 marzo.
Generica - Referendum sulla Giustizia

Domenica 22 e lunedì 23 marzo gli elettori italiani saranno chiamati alle urne per il referendum costituzionale confermativo sulla riforma intitolata “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. I seggi saranno aperti domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15. La scheda sarà di colore verde e conterrà il quesito con cui i cittadini dovranno dire se approvano o respingono la legge di revisione costituzionale già votata dal Parlamento. Si tratta di un referendum previsto dall’articolo 138 della Costituzione. Questo significa che non è un referendum abrogativo come quelli su singole leggi ordinarie, ma una consultazione che serve a confermare oppure respingere una modifica della Costituzione già approvata dalle Camere a maggioranza assoluta, ma non con la maggioranza dei due terzi. Proprio per questa sua natura, non è previsto il quorum: conta il numero dei voti validi espressi, quindi la riforma passa se prevalgono i “Sì” e si ferma se prevalgono i “No”. Per votare bisogna presentarsi al proprio seggio con un documento di identità valido e con la tessera elettorale. Gli italiani residenti all’estero iscritti all’AIRE votano per corrispondenza, salvo i casi previsti dalla normativa. Il referendum riguarda una materia molto delicata, cioè l’assetto della magistratura: il testo sottoposto a voto interviene infatti sugli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione. Il cuore della riforma è la separazione tra magistratura giudicante e magistratura requirente, cioè tra giudici e pubblici ministeri. Il testo prevede due distinti Consigli superiori della magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica. Inoltre, la competenza disciplinare verrebbe affidata a una nuova Alta Corte disciplinare. Le norme di dettaglio dovranno poi essere adeguate entro un anno dall’eventuale entrata in vigore della riforma. È dunque un voto che non sceglie un Governo né un partito, ma decide se cambiare o lasciare invariata una parte importante dell’ordinamento costituzionale della giustizia italiana. Un passaggio istituzionale rilevante, che chiede ai cittadini di esprimersi in modo consapevole su una riforma destinata ad avere effetti profondi sull’organizzazione della magistratura.

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