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Forno crematorio, problema o opportunità?

Bernate Ticino: si scatena la discussione ‘social’ per l’ipotesi di realizzazione di un forno crematorio nel territorio cittadino. Ma sarebbe solo un problema? Quali i vantaggi? E gli altri comuni?
Generica - Ingresso di un forno crematorio (foto internet)

Sono giorni di ferventi dibattiti ‘social’ nella comunità di Bernate Ticino. Motivo del contendere l’ipotesi di realizzazione, nel territorio cittadino, un forno crematorio. La notizia è emersa dopo un comunicato di un consigliere regionale, Massimo De Rosa capogruppo del Movimento Cinque Stelle, in merito all’ipotesi che Regione Lombardia possa approvare la realizzazione di un nuovo forno crematorio in questi paesi Cologno Monzese, Rozzano, Rho, Cinisello Balsamo e Bernate Ticino.
A fronte dei ripetuti interventi su Facebook e nel passaparola cittadino è intervenuta anche il sindaco Mariapia Colombo: “A fronte di una proposta di project financing presentata da un operatore privato del settore, nel Consiglio Comunale del 21 dicembre u.s. è stata approvata - assente il Consigliere Claudia Garavaglia - con il voto contrario della Lista Civica Il Melograno, la variante al piano regolatore cimiteriale prevedendo la destinazione dell’area completamente libera e inutilizzata all’interno del cimitero di Bernate a impianto crematorio – commenta in un post pubblico su Facebook - Aver successivamente inoltrato alla Regione Lombardia la manifestazione di interesse per il forno crematorio non vuol dire sia data per scontata la sua realizzazione che dovrà necessariamente rispettare i passaggi obbligatori presso gli Enti preposti ad esprimere parere (ARPA e ATS per la sostenibilità ambientale e tutela della salute, Soprintendenza per il contesto paesaggistico)”.
E fin qui la cronaca di una vicenda ancora agli albori. Perché la vera e grande domanda è: “il forno crematorio è un problema o un’opportunità per un paese?”.
Un quesito che, in realtà, al momento vede le opinioni bernatesi ben schierate ma che a livello generale presenta molti interrogativi. Sono infatti tantissimi i Comuni che hanno tentato, e vorrebbero, poter aver i requisiti per avere un forno crematorio nel proprio territorio.
Ma partiamo proprio dai ‘requisiti’: avere un’area cimiteriale recintata con volumetrie e requisiti realizzativi di questa natura ma anche una certa ‘distanza’ territoriale da altre realtà simili. Ipotesi entrambe valide per Bernate Ticino: come area edificabile all’interno dal camposanto (ci sarebbe), come lontananza da altri impianti (Busto Arsizio e Pavia; Trecate non ‘conta’ essendo in un’altra Regione).
I ‘vantaggi’ per il paese ospitante sono essenzialmente di natura economica. Dipenderà o dipenderebbe ovviamente tutto dalla gara d’appalto per scegliere il privato che avrebbe la titolarità della struttura, ma il Comune può ricavare da un canone fisso ventennale oltre a una quota per ogni cremazione. Basti pensare che Trecate lavora con oltre 4000 salme l’anno per comprendere quante migliaia di euro garantite, in un periodo di grave ristrettezza economica, sarebbe possibile possibile ottenere per diversi anni.
Questa iniezione di liquidità potrebbero essere reinvestiti o in ambito ambientale o per il sostegno a famiglie in difficoltà. Oppure per progetti anche più a lungo terminte.
Gli ‘svantaggi’ ricadono, così come emerso anche dai commenti pubblici di molti, nell’idea, nel pensiero di avere in paese una struttura di questo tipo, oltre che per alle variabili di impatto ambientale (anche se per legge filtri, gestione dei fumi, ecc sono strettamente verificati). Ogni eventuale realizzazione dovrà infatti sottostare alle norme europee che le regolamentano.
Soluzione? Forse un’assemblea pubblica, con una discussione politica seria tra le parti amministrative, ma anche con un’analisi di rischi e opportunità. Perché, come più volte ci viene confermato da amministratori locali, ci sarebbero Comuni che farebbero quasi a ‘gara’ per poter ospitare una struttura funeraria di questo tipo nel proprio territorio.

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