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sabato 24 ottobre 2020 | ore 11:13

Una scuola che sa adattarsi

L'inverunese Silvia Miramonti, professoressa alla Scuola Secondaria di Primo Grado di Cuggiono, ci racconta come evolve l'insegnamento in questi mesi a casa.
Cuggiono - La scuola Media 'C. Fossati'

Le scuole si sono adattate all’emergenza Coronavirus con la didattica a distanza: l’interazione è poca e mediata da uno schermo ma almeno si mantiene in contatto la classe. I ragazzi, con il trascorrere delle settimane, si sono abituati a questa modalità e alle lezioni online. Ma il tempo a casa scorre lento ed è più noioso: quello che pesa di più è la mancanza di relazioni… Ai genitori è richiesto un aiuto in più, di controllo e supporto.
Dall’oggi al domani è giunta la comunicazione che le scuole venivano chiuse e di proroga in proroga si è giunti a ciò che era difficile, almeno inizialmente, da immaginare: la chiusura delle scuole fino a settembre. Manca la decisione ufficiale finale, ma sia gli scienziati sia la ministra dell'istruzione Lucia Azzolina hanno lasciato intendere che le lezioni in presenza ricominceranno solo a settembre con il nuovo anno scolastico 2020/21. Riguardo l'esame di terza media sarà esplicitato in un’ordinanza della ministra Lucia Azzolina ma appare chiaro che consisterà in una 'tesina' proposta dallo studente sulla quale la commissione esprimerà il giudizio finale: "Gli studenti presenteranno un elaborato fatto con i loro insegnanti e saranno scrutinati durante lo scrutinio finale”, aveva spiegato ad inizio aprile la ministra Azzolina in riferimento all’esame di terza media. Nulla però è stato ancora ufficializzato.
Come strutturare una didattica a distanza con ragazzi preadolescenti, ce lo spiega la professoressa di lettere Silvia Miramonti, docente presso la Scuola Secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo via Cavour di Cuggiono: “Non è facile davvero, ma sono pieni di risorse. Si ritiene che siano una generazione digitale, ma in realtà le loro competenze informatiche si limitano all’uso dello smartphone e agli imput dei videogiochi. A volte scrivere un semplice testo in Word può essere un problema e non tutti sono autonomi nemmeno nell’inviare una mail. Però bisogna dire che imparano in fretta… La didattica a distanza deve sicuramente investire meno nei contenuti e più sulle competenze, deve sicuramente cercare di essere stimolante e mettere in gioco, dove possibile, strumenti e strategie che nella didattica in classe non erano previsti. Faccio un esempio: nelle mie classi a scuola non disponevo nemmeno di una LIM e ora ci rapportiamo esclusivamente attraverso il digitale. Un bel salto no?
Pur avendo delle linee in comune ogni insegnante ha personalizzato la sua didattica tenendo conto della materia insegnata. Ad esempio per geografia è possibile viaggiare oltre il libro, visitare città e nazioni, la rete offre davvero tantissime alternative. Alla Scuola Secondaria, inizialmente, con l’emergenza, abbiamo predisposto una bacheca padlet per ogni classe, suddivisa in aree di materia dove ogni docente ha giornalmente ‘postato’ i materiali. A tale piattaforma si è affiancata la possibilità di fare videolezioni con la classe e di raccogliere elementi utili per le valutazioni con colloqui orali o questionari Google. In seguito l’Istituto nel suo complesso è passato all’utilizzo di Google classroom creando un accesso per ogni studente. Qui le possibilità di utilizzo per la didattica a distanza sono più numerose e sono garantiti maggiormente anche i criteri di privacy”.
Con il passare delle settimane come si è sviluppato il metodo della didattica a distanza? Come sono state le reazioni dei ragazzi? “All’inizio, poco consapevoli della situazione, hanno visto questa ‘pausa forzata’ come una vacanza, alcuni hanno dovuto essere richiamati ai loro doveri, ma ora le cose sono diverse. Mi sento spesso dire che vogliono tornare a scuola… Mancano le risate per le battute dei compagni, mancano le amicizie, mancano le soddisfazioni, manca persino un po’ quell’ansia da interrogazione che ci faceva sentire tutti più uniti. Cercano tutti di svolgere le attività proposte, certo c’è chi è più autonomo e chi necessita del supporto di un adulto, ma nessuno si è tirato indietro. Se consegnano un lavoro chiedono con insistenza conferma dell’arrivo della mail, hanno spedito entro i tempi e non vogliono rischiare che vada perso…. Solo sei settimane fa ero io a dover ricordare ai ritardatari che i termini erano scaduti. Si sono messi tutti in gioco, studiano, prendono appunti, chiedono spiegazioni quando serve e nel momento dell’interrogazione, anche se separati dallo schermo, la voce trema. Ho sempre pensato che la presenza autorevole dell’insegnante in classe, in questa fascia di età, fosse un fattore determinante per il loro atteggiamento nei confronti della scuola, insomma un po’ come nella vecchia logica del bastone e della carota, ma ho dovuto ricredermi. Dopo lo smarrimento iniziale ora sono consapevoli che ciò che fanno o non fanno, ciò che imparano o non imparano, ha importanza in primo luogo per loro. Senza fatica sanno di non arrivare da nessuna parte; non ci sono più note da minacciare, ma ti assicuro che ora non servono. Niente più assenze strategiche, il giorno della verifica tutti online. C’è una consapevolezza che prima non c’era, fosse solo questo il frutto della didattica a distanza, sarebbe comunque una grande conquista!”.
Esternano paure, dubbi o smarrimento per la situazione che stiamo vivendo?
“Non tutti. Ovviamente i momenti di confronto sono notevolmente ridotti e spesso nelle videochat l’audio salta, l’immagine si blocca, qualcuno non ha spento il microfono e disturba, quindi non è semplice aprirsi a discorsi più seri e delicati… In classe probabilmente si sarebbe parlato solo di quello. Però dai confronti che ho avuto mi sembrano tutti molto positivi, probabilmente le famiglie hanno fatto un gran bel lavoro. A questa età devono conoscere la situazione e i suoi risvolti, ma non possono addossarsi il peso di certe ansie e preoccupazioni. Tutti sono convinti che il distanziamento sociale li metta al riparo e confidano che a breve la medicina comunichi la scoperta di un vaccino efficace o di una cura. Abbiamo fatto un confronto con l’influenza spagnola, che per loro risale ad un’epoca vicina alla preistoria, e si sono davvero rattristati per quelle povere persone ribadendo che ‘se fossero vissute nella nostra epoca’ sarebbe stato diverso. Fanno già progetti per il rientro e per l’uscita didattica del prossimo anno”.
Avete avuto modo di parlare con loro direttamente del virus, raccogliendo magari confidenze o dolori per situazioni vissute in prima persona o per persone a loro vicine, colpite da questa malattia? “Per quanto mi riguarda, nessuno ha espresso il proprio dolore per situazioni difficili vissute in famiglia o nella cerchia delle amicizie, ma i momenti per toccare certi tasti purtroppo non ci sono più. La quotidianità del vedersi a scuola rendeva più semplice e naturale farsi certe confidenze”.
I video delle lezioni rimangono disponibili o sono solo in diretta? Quante ore al giorno, in media, i ragazzi sono impegnati con la didattica a distanza?
“Dipende. Ci sono due modalità di lezione online, quella della videoconferenza e in questo caso non rimane disponibile, ma si può usufruirne solo in diretta o quella della videolezione registrata dagli insegnanti, con appositi programmi, in cui la voce del docente affronta determinati argomenti con il supporto di immagini, filmati o schemi proiettati sullo schermo. In questo caso rimangono a disposizione di tutti e possono essere fruite in momenti diversi della giornata. Le videolezioni in presenza non sono molte, è davvero difficile gestire 20-25 utenti tra gli 11 e i 13 anni tutti insieme. Occorre sempre far spegnere i microfoni perché i rumori di sottofondo sono molti, servono dieci minuti perché tutti si colleghino, poi, immancabilmente, a qualcuno non si attiva la telecamera, un altro non sente l’audio, ecc. Insomma, non immaginiamoci che la videoconferenza sostituisca la lezione in classe. Faticavano a rispettare i tempi di parola o le opinioni dei compagni seduti comodamente nel banco, figuriamoci ora. Anche per loro diventa difficile intervenire, devono prenotarsi, aspettare che parlino gli altri e poi…si dimenticano cosa volevano dire! Abbiamo sperimentato tutto questo nelle riunioni tra docenti, siamo tutti adulti e laureati, ma si fa veramente fatica a capirsi, anche Wifi permettendo.
Non tutte le materie possono continuare con la didattica a distanza: quali le più svantaggiate da questa situazione?
“Sicuramente le materie più pratiche hanno dovuto rivoluzionare maggiormente la loro didattica. Pensiamo a educazione fisica, sicuramente la più amata da tutti gli studenti, ora? Certo c’è una componente teorica che viene affrontata, ma non è la stessa cosa. Il rispetto delle regole che si impara sul campo a contatto con l’avversario, non si insegna semplicemente con una videolezione… Arte e tecnologia si trovano davanti a fotografie di elaborati, il docente di musica si fa inviare delle registrazioni. Bisogna cambiare strategie, ma non ci si ferma”.
Quantitativamente pensa sia corretto per continuare il programma?
“Io penso che a volte si riesca a fare anche di più di ciò che si faceva in classe. Se si riesce a organizzare bene l’attività ci sono molte meno distrazioni e pochissimi tempi morti. Mi spiego, se prima per interrogare 20 ragazzi in classe servivano quattro o cinque ore, ed erano momenti in cui l’insegnante non poteva fare altro, ora mentre interroghi 4 persone in videochat, puoi comunque postare una videolezione su Napoleone per gli altri. Insomma i nostri ragazzi lavorano davvero tanto e i programmi continuano a essere svolti”.
Qualitativamente cosa si perde?
“Si perde il contatto umano. Io amo il mio lavoro e ho sempre pensato che alla fine di ogni anno abbia imparato più io dai miei ragazzi che loro da me. È un rapporto di continuo scambio di idee, di energie, di punti di vista. L’ironia, le battute che ci accompagnano ogni ora, le lacrime versate per un brutto voto o per la lite con la compagna di banco, gli amori corrisposti o meno che alimentano i pettegolezzi, i racconti degli aneddoti della nostra vita... insomma, tutto contribuiva a creare un rapporto 'speciale'. Solo così si maturava un reciproco rispetto e l’insegnante, visto anche come persona, come mamma che racconta dei propri figli, come cuoca che si cimenta in ricette impossibili, come sportiva che si fa male a una caviglia correndo diventa una figura più 'umana', a volte per qualcuno un vero e proprio punto di riferimento. Si perde anche il confronto da quello banale del cosa hai sbagliato e perché, o del cosa non ho capito, a quello più importante sui fatti di attualità o su episodi verificatisi in classe che servono da spunto per spiegare cosa è sbagliato e cosa no. Sicuramente l’aspetto più penalizzato è quello della comunicazione orale, la cura di un linguaggio appropriato e di una sintassi corretta e scorrevole”.
Come valutare gli studenti e le prove a casa?
“Sono stati pubblicati e comunicati ai genitori nel mese di aprile i nuovi criteri di valutazione. Si è sentita la necessità di apportare alcune modifiche visto il nuovo tipo di didattica. Si tiene conto del fatto che gli alunni siano attivi o meno sulle piattaforme digitali, del rispetto dei tempi di consegna, giusto per fare degli esempi. Elementi per la valutazione vengono periodicamente raccolti anche attraverso colloqui orali, produzioni scritte, questionari, come si è sempre fatto. La differenza sta nel saper strutturare la prova in modo che non sia possibile una semplice copiatura dal libro di testo. I nostri ragazzi sono abbastanza attivi nel creare ad hoc post-it e bigliettini, figuriamoci se hanno due ore di tempo per rispondere a delle domande di storia. Basta cambiare prospettiva: chiedere magari di fare dei confronti o di inventare secondo determinati modelli… insomma, dare meno importanza ai contenuti e più alle competenze che essi hanno raggiunto”.
L'uso intensivo delle nuove tecnologie ha dato modo di scoprire meglio possibilità utili/alternative di comunicazione e spiegazione?
“Certamente. Noi insegnanti abbiamo dovuto rafforzare le nostre competenze tecnologiche e aprirci a nuove prospettive. Io per prima dopo aver ascoltato dieci minuti della mia prima videolezione l’ho trovata molto noiosa e mi sono chiesta come avessero fatto a sopportarmi negli ultimi anni! Ecco, questa situazione mi ha spinto spesso a mettermi nei panni dei ragazzi, a calcolare il tempo necessario per svolgere certi lavori, a eliminare quelli meno efficaci per valorizzarne altri. Ad esempio ho scoperto l’importanza dei video in storia e geografia, strumento che prima in classe non potevo utilizzare, che permettono di coinvolgere maggiormente nell’argomento e aiutano gli elementi più deboli a memorizzare. Ho riscoperto anche l’utilizzo di siti che propongono esercizi di analisi logica o grammaticale online con correzione immediata, utilissimi per esercitarsi in modo meno noioso”.

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