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lunedì 25 maggio 2020 | ore 06:41

Unità Coronarica, da Magenta a Legnano

In queste settimane così convulse che stanno segnando Ospedali e società spesso ci si dimentica delle persone. Il dottor Alessandro Martinoni ci racconta, con emozione, i cambiamenti in atto.
Storie - Alessandro Martinoni

"È difficile raccontare in poche righe quello che sta succedendo in queste settimane - ci racconta con grande emozione il noto dottore cuggionese Alessandro Martinoni, cardiologo interventista all'Ospedale Fornaroli di Magenta - Questi giorni hanno cambiato tutti noi, hanno modificato le nostre abitudini, hanno sconvolto i nostri progetti, hanno allontanato alcuni e avvicinato altri come mai ci saremmo aspettati. Questi giorni hanno mostrato il meglio, e forse a volte anche il peggio, di ciascuno... come solo le grandi tragedie possono fare".
Ma questa storia, forse è giusto raccontarla partendo dai fatti. Regione Lombardia ha deciso di concentrare la gestione delle emergenze maggiori (cardiologiche, neurologiche, traumatologiche) in alcuni Ospedali (nel nostro caso Legnano), identificati per bacino di utenza e dotazione, per permettere agli altri presidi di assistere il grande numero di pazienti 'Covid' ("ormai li chiamiamo così").
Si è deciso quindi di unificare, a Legnano, il trattamento delle urgenze cardiache, lasciando gli spazi dell’Unità Coronarica di Magenta a disposizione della Rianimazione per qualsiasi necessità. Contemporaneamente, il personale finora in servizio in UTIC è stato destinato in altri reparti critici, a supporto dei colleghi sovraccarichi di lavoro extra (Pronto Soccorso, Rianimazione, Utic e Emodinamica di Legnano).
"Dietro ai fatti ci sono però sensazioni, sentimenti, emozioni, persone - spiega Alessandro Martinoni - Oggi ho visto facce mute, sguardi persi, occhi lucidi. Ho visto persone che, in altri tempi, avrebbero brontolato per un giorno di ferie in più o in meno, accettare con serenità di aumentare i propri turni di lavoro. Ho visto persone prendere consapevolezza, quasi con orgoglio, per essere destinati a reparti per pazienti infetti, con tutti i rischi del caso. Ho visto giovani infermieri neoassunti restare fino all’ultimo, per non abbandonare la 'loro' Unità Coronarica. Ho visto coraggio, dedizione al lavoro, passione, voglia di mettersi a disposizione là dove si è richiesti.
Ho visto lacrime. Non lacrime di paura o di rabbia. Lacrime di commozione... di commozione per lasciare un luogo dove si è lavorato insieme per tanti anni e insieme si sono condivisi momenti tristi e momenti felici, gioie e tristezze, giorni di festa passati lontani dalle famiglie e notti interminabili. Ho visto però anche determinazione e speranza. Ho visto coloro che sono rimasti (il personale della Cardiologia) determinati ad andare avanti, a fare ancora di più del tantissimo che già fanno, per non far mancare nulla ai nostri pazienti, oggi più che mai!
Ci siamo salutati e ci siamo lasciati, soddisfatti di quello che siamo, che abbiamo fatto e che potremo fare, con la speranza, anzi la certezza, di ritrovarci tutti, quando questa storia sarà finita.
Ci ritroveremo, sicuramente cambiati, sicuramente migliori.
Questa è la storia di oggi, la storia di Medici e Infermieri della Cardiologia e dell’Unità Coronarica che mai come in questi momenti sono orgogliosi di quello che fanno perché voi tutti possiate vivere sereni".
Non servono altre parole per dare valore ad un racconto già così intenso e vero. Ma è giusto ricordare che in questa 'guerra' così imprevista... sono uomini e donne, giovani o prossimi alla pensione, a combatterla per noi, tutti i giorni, nei nostri Ospedali.

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