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giovedì 12 dicembre 2019 | ore 06:43

Hazal Koyuncuer e il Rojava

Un incontro con la portavoce della comunità curda di Milano a 'Le Radici e le Ali' di Cuggiono. Una serata per capire, riflettere e conoscere più da vicino la situazione.
Attualità - Incontro sul Rojava (Foto internet)

Un’etnia multireligiosa e stanziata in quattro Stati diversi: in estrema sintesi, questi sono alcuni dei fattori che caratterizzano i curdi. La loro storia si intreccia inevitabilmente con le vicende politiche dell’area in cui vivono, come ha sottolineato Hazal Koyuncuer, portavoce della comunità curda di Milano e ospite, l’altra sera, a Cuggiono, presso la sede de ‘Le Radici e le Ali’. Koyuncuer ha ripercorso brevemente le vicende del suo popolo, focalizzando successivamente le attenzioni sulle evoluzioni politiche del Rojava. Quest’area, situata nel nord-est della Siria, è stata oggetto dell’attacco militare turco dello scorso ottobre. All’indomani della Prima Guerra Mondiale, Francia e Gran Bretagna disegnano i confini del Medio Oriente e i curdi si trovano divisi in quattro Stati (Turchia, Siria, Iraq ed Iran), che negano e sopprimono le loro istanze di autonomia. Nel 1978, con la formazione del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, il problema torna al centro dell’attenzione internazionale. Di ispirazione marxista-leninista, il Pkk si evolve, sposando la causa dell’indipendenza curda. Le circostanze dei quattro Paesi in cui vivono i curdi ne condizionano l’azione politica, come ha sottolineato il sociologo e saggista Guido Viale, il secondo relatore presente all’incontro. Con la guerra civile siriana e la mancanza di un effettivo governo in alcune aree del paese, i curdi si organizzano: nasce l’esperimento politico del confederalismo democratico del Rojava che, pur prendendo spunto dall’esperienza del Pkk, propone significative svolte politiche, quale, ad esempio, la scarsa importanza data al nazionalismo curdo rispetto al regime democratico di governo. I punti salienti del progetto, alcuni dei quali contenuti nella Carta del Contratto Sociale nel Rojava, comprendono anche l’attenzione al problema ambientale e la parità di genere. “In tutte le nostre istituzioni (siano sociali, economiche e istituzionali) deve essere garantita la presenza di una donna, perché riteniamo che questo sia l’unico modo per liberarsi dal patriarcato”, ha ribadito Hazal Koyuncuer. E il sistema studiato in Rojava si fonda proprio sulla più ampia partecipazione possibile. Un progetto normativo deve essere approvato nelle assemblee popolari (il primo livello istituzionale eletto dalla popolazione ogni sei mesi), per poi essere discusso nelle municipalità e infine nei cantoni. Le norme da attuare nel territorio sono state perciò sperimentate ‘dal basso’ e, se funzionanti, vengono eseguite a livello più ampio. La condivisione delle scelte prescinde dall’appartenenza etnica e religiosa. “Non dobbiamo imitare minuziosamente quello che sta accadendo nel nord-est della Siria, per via delle specificità locali - ha concluso Guido Viale - Tuttavia, in un momento di crisi sociale e istituzionale quale stiamo vivendo in Europa, è interessante osservare come i curdi del Rojava stiano coniugando diverse istanze: democrazia partecipata, ambientalismo e femminismo. E, per tale ragione, abbiamo qualcosa da imparare da loro”.

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