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venerdì 19 ottobre 2018 | ore 13:34

'No Porcilaia': ci si informa

L'altra sera il comitato ha organizzato un incontro pubblico in sala consiliare. Erano presenti tre esperti che hanno approfondito e spiegato nel dettaglio la situazione.
Robecchetto - Incontro pubblico del comitato 'No Porcilaia'

La sala consiliare di Robecchetto con Induno nella serata di martedì 8 maggio si è resa cornice di un appuntamento informativo organizzato dal comitato ‘No Porcilaia’ contro la costruzione dell’allevamento intensivo di suini, proposto dall’imprenditore Fabio Berra. Ampia risposta dell’assemblea, che ha riempito oltre le aspettative l’aula. Tre gli invitati ‘super partes’ chiamati a dire la loro circa gli allevamenti intensivi e, in particolare, questo progetto. Primo a prendere la parola, dopo un breve appello del presidente del comitato Giorgio Raimondi, è stato Oreste Magni, che ha sottolineato l’importanza di una serata come questa “Per mettere a disposizione dei cittadini le conoscenze necessarie”. Vittorio Sala, docente infettivologo nel dipartimento di medicina veterinaria all’Università Statale di Milano, ha aperto il valzer degli interventi specifici. “Il ciclo di ingrasso che riguarderebbe il vostro territorio durerebbe tra i 5 e 7 mesi per suino e avrebbe un impatto essenzialmente legato alla produzione di deiezioni, le quali richiedono un’adeguata superficie di smaltimento. L’impatto sanitario e medico, invece, sarebbe pressoché nullo”. “La problematica sorgerebbe a livello sociale, in quanto è la predisposizione di un territorio ad accogliere un allevamento del genere a determinare il grado di accettazione della produzione suinicola”. I territori non vocati, come questo, pagano inevitabilmente tensioni e timori. Piero Fabbris, successivamente, ha introdotto la parte legale, approfondendo la direttiva 91/676/CE per la protezione delle acque di falda da nitrati e ha affermato: “Il terreno di Robecchetto non è in grado di garantire la tutela della falda”. A livello di matrici ambientali, le interessate dall’allevamento sarebbero “In primo luogo l’aria, che risentirebbe delle emissioni (ammoniaca, ammine alifatiche e composti ridotti dello zolfo, oltre che metano) e del rumore, e quindi acqua e suolo, per lo smaltimento dei reflui”. Ha concluso il trittico tecnico Luca Turconi, esperto immobiliare nell’area di Busto Arsizio. “Nella valutazione di un’abitazione è necessario considerare numerose variabili estrinseche, le quali influenzano la vendibilità e il prezzo, soprattutto in un mercato immobiliare come il presente, completamente in mano agli acquirenti, dove l’area di inserimento della abitazione determina ancora più fortemente il prezzo e l’appetibilità della casa. In questo caso la valutazione ne risulterebbe intaccata”.

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