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lunedì 18 giugno 2018 | ore 00:39

Arte digitale

Se un mondo virtuale risulta epico e memorabile è, in buona parte, grazie al reparto visivo. Le ispirazioni e contaminazioni artistiche rendono il videogioco un capolavoro.
Okami HD - PlayStation 4

Dare una definizione di Arte è tutt’altro che semplice. Generalmente, quando si parla di vera rivoluzione, è sempre la tecnologia più moderna del tempo a offrire nuove possibilità espressive.
Infatti, se la pittura impressionista ha assunto le proprie caratteristiche di arte “da passeggio”, è stato grazie alla messa in commercio dei tubetti di tempera tascabili. L’astrattismo e l’espressionismo hanno iniziato a esprimere qualcosa di più profondo della semplice immagine figurativa, perché a mostrare la realtà così com’è ci pensava la neonata fotografia. I Futuristi non avrebbero mai elogiato e rappresentato la velocità se non ci fossero stati i treni, gli aeroplani e, purtroppo, tutto il caos originato dalla guerra.
Perciò, perché non riconoscere che il mondo virtuale sia l’espressione del nostro tempo e il primo passo verso ciò che sarà il nostro futuro? Dunque, sì, il videogioco può essere considerato arte.

Esplorare un capolavoro
Una fonte inesauribile di scoperta, da che mondo e mondo, è fornita dai castelli. Quale bambino non è mai rimasto affascinato dalla mole e dall’originalità di un simile edificio medievale? Esplorare un castello e conoscerlo, nel nostro piccolo, è come una vittoria contro una creatura immensa. Con ‘ICO’, il desiderio di scoperta viene colmato alla perfezione.

De Chirico - StradaIco - copertinaA fianco, l’illustrazione per la copertina di ICO ricorda molto da vicino le opere metafisiche di Giorgio De Chirico: Stesse tinte, stesse ombre nette, stesse arcate, stesse figure appena abbozzate, stessa sfumatura nel cielo. A destra, 'Mistero e malinconia di una strada' del 1914 di Giorgio de Chirico, probabile ispirazione.

Molte favole cominciano ambientate in un castello. Ben Mottershead introduce così il suo libro ‘ICO, una favola dell’era digitale’: “L’incubo di ICO (il protagonista del gioco ndr.) ebbe inizio il giorno in cui venne alla luce. Subito dopo esser stato preso in braccio per la prima volta, un urlo risuonò tetro nell’oscurità della notte dinanzi alla vista del Presagio: due corna, seppur ancora corte, fuoriuscivano ben visibili dalla testa del neonato.”
Un drammatico prologo, per una favola. Il gioco inizia nel giorno in cui Ico compie dodici anni e viene scortato in una fortezza da cavalieri senza volto, come da secolare tradizione, strappandolo alla famiglia che non oppone alcuna resistenza. Sanno già che il suo destino è segnato. Qui Ico venne imprigionato in un pesante sarcofago di pietra, affiancato da altre “tombe” simili, in file che dal pavimento raggiungevano il soffitto dell’immensa stanza. La premessa narrativa è tutt’altro che originale, ma si appoggia ad una tradizione di fiabe come quelle dei fratelli Grimm o di Andersen.

Jim Henson's LabyrinthAnche il cinema ha fatto uso di certi temi che conciliano la fantasia e la paura, come ‘Labyrinth’ di Jim Henson (1986). A lato, un fotogramma tratto dal film, palesemente ispirato dalle prospettive impossibili di Escher.

Quando diventa possibile prendere il controllo del protagonista, può iniziare l’esplorazione della fortezza in cerca di una via di fuga, in compagnia di un’esile e taciturna ragazza, anche lei prigioniera. I due tendono a stare sempre insieme, tenendosi per mano addirittura, perché durante la loro fuga incontrano una moltitudine di nemici, sottoforma di ombre, decisi a fermare la loro avanzata per riportare la fanciulla nella sua prigione. Non vi sono indicatori a schermo durante la partita: né barre della vita né bussole che aiutino l’orientamento. Solo questi due giovani in fuga all’interno di un immenso castello ricreato con tinte pastello, talvolta dai colori vibranti nelle locazioni esterne, altre volte cupe nei sotterranei, ma sempre volte a ricreare l’effetto di un continuo quadro in movimento. Tutta l’avventura si svolge all’interno delle mura del maniero.

Qui sotto, il confronto tra l’interno della fortezza di ICO e le complesse stampe di Giovanni Battista Piranesi: ‘Carceri d’invenzione, XI - L'arco con la conchiglia’, 1761.

Ico - fotogramma castelloPiranesi - Carceri di invenzioneBen Mottershead, nel suo libro ‘ICO: una favola dell’era digitale’ sostiene che “La logica di ICO, come per le fiabe, è deliberatamente ‘debole’, in modo da consentire al narratore/giocatore di ridefinirla di continuo, di riempire quegli spazi che gli autori hanno lasciato deliberatamente vuoti.” Ancora, Mottershead definisce il minimalismo grafico e narrativo come un “lavoro di sottrazione”. Non vi si trovano espedienti comici o cameratismo di gruppo come la tradizionale narrativa giapponese, al contrario il senso di isolamento e inquietudine non vengono per nulla affievolite.
De Chirico - Le muse inquietantiInquietudine, come le ‘Muse inquietanti’ di Giorgio de Chirico. La metafisica di De Chirico, infatti, illustra l’immobilità, proprio come la sensazione generale che ‘ICO’ trasmette. Non deve essere affatto un caso se la copertina stessa del gioco ricorda molto da vicino le opere dell’artista italiano: ambiente deserto, ombre lunghe, colori piatti. Studio Ghibli - Laputa il castello nel cieloLa struttura interna del castello, invece, ricorda le complicate illustrazioni architettoniche di Piranesi, mentre i giardini e le ambientazioni esterne, come dimostra il fotogramma a destra, sembrano trarre ispirazione da ‘Laputa il castello nel cielo’ dello studio Ghibli.

Natura e avventura
Talvolta la poesia esalta la grandezza e la potenza della natura, la sua perfezione e la sua infinita bellezza. La poesia usa parole, il videogioco usa immagini e immedesimazione. E se miscelassimo il tutto, portandolo in un contesto da tradizione giapponese? Ne risulterebbe una stampa artistica in movimento, un ukiyo-e interattivo che, seppur effimero, è capace di coinvolgere emotivamente il giocatore. Le stampe giapponesi del periodo Edo raffiguravano “immagini del mondo fluttuante”, le schermate di ‘Okami’ entrano nel contesto dell’isola incerta. Un’analogia non da poco.
In ‘Okami’ il giocatore viene chiamato ad impersonare la ‘dea del Sole’, Amaterasu, sottoforma di niveo lupo, per dissolvere una maledizione demoniaca e riportare le terre di Nippon (il nome suggerisce un riferimento al Giappone) al loro antico splendore. Le versioni del gioco che prevedono l’utilizzo di un controller interattivo come il telecomando di Nintendo Wii e PlayStation Move sono quelle che rendono l’esperienza più genuina. Infatti, il protagonista è in possesso di un “pennello divino”, che permette di bonificare l’area di gioco. Un esempio: tracciando un cerchio su un albero secco, esso verrà rinvigorito, ricresceranno le foglie e tutta la vegetazione dell’area tornerà in vita. Queste sequenze vengono riportate, anzi dipinte splendidamente a schermo attraverso un’esplosione di colori e di musica, e sono un vero piacere per i sensi. Anche l’ingresso in certe nuove aree comporta delle sequenze mozzafiato, in una vera e propria vertigine sensoriale.

Okami - confronto In ‘Okami’, con un colpo di pennello divino, quell’albero scheletrico a sinistra si trasformerà nella splendida pianta in fiore di destra. L’animazione grafica risulta davvero emozionante. Quello che più colpisce di 'Okami', però, è la grafica generale del gioco. Non saprei dire se gli sviluppatori siano partiti con l’idea di usare uno stile simile alle stampe giapponesi e quindi sono giunti a ideare il pennello divino; oppure se hanno cominciato con l’elaborare la struttura di gioco attraverso questo strumento e in seguito l’hanno “vestito” da opera d’arte. Fatto sta che la meccanica di gioco si compenetra perfettamente con lo stile visivo insieme alla musica, non meno importante, realmente capace di suscitare forti emozioni. Inoltre lo fa con naturalezza, perché buona parte delle sezioni narrate sanno strappare un sorriso al giocatore che si trova spesso in un’alternanza di situazioni talvolta grandiose e altre volte divertenti, complici le bellissime animazioni degli animali e la stralunata parlantina dello spirito Issun, l’assistente del lupo protagonista.

Okami - una tela videoludicaOkami sembra davvero un quadro in movimento. Guardando il cielo nel gioco si nota come un’irregolarità. Non si tratta di un errore nella programmazione, ma di una scelta grafica ben precisa: intende ricordare la carta da stampa, con la sua superficie ruvida.

‘Okami HD’ è un’edizione rimasterizzata per PlayStation 4, che è possibile apprezzare da questo trailer. Ormai, non ci sono veramente più scuse per non recuperare questa perla videoludica.

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