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giovedì 28 maggio 2020 | ore 20:02

Magenta punta sul 'reshoring'

Magenta - Via Roma

È una ferita ancora aperta a Magenta la chiusura di storiche fabbriche cittadine come la Novaceta o la Saffa. E l’Amministrazione comunale sceglie allora di lanciare una vera e propria campagna di reshoring, rientro delle produzioni che si contrappone alla delocalizzazione, che abbia come meta il territorio magentino. Da dove cominciare? Proprio dall’area ex Novaceta, nella zona della stazione cittadina, una decisione che non sta mancando di far discutere. Perché in quell’area, vincolata interamente nel 2009 (post-fallimento dell’azienda) ad uso industriale, si vogliono adesso realizzare anche case e servizi. “All’epoca anche noi eravamo d’accordo con il vincolo, per questo nel 2010 votammo contro il PGT Del Gobbo che destinava 45 mq nella parte Est dell’area a commercio, uffici e parcheggio di interscambio per la stazione – sostiene Enzo Salvaggio, Assessore alle Politiche per il Territorio, – e per questo ora le opposizioni ci accusano. Ma ormai siamo nel 2016, Unicredit, proprietaria dell’area, sta ultimando lavori di bonifica dall’amianto per 8 milioni di euro di spesa, lì ci sono solo scheletri di edifici”. E allora, secondo il nuovo PGT, ampiamente condiviso con la cittadinanza, 120 mila mq rimarranno ad area produttiva, 45 mila verranno destinati a residenziale e parcheggi, mentre la restante area diventerà un parco pubblico (per complessivi 220 mila mq). Siamo nel 2016, è vero, e allora: Magenta ha la possibilità di attirare impresa anche solo per coprire quei 120 mila mq? “Riteniamo di sì. La città ha caratteristiche che la rendono attrattiva, come la vicinanza al casello autostradale di Marcallo-Mesero nonché alla zona cargo di Malpensa. Vorremmo quindi intervenire presto con un altro strumento, ovvero il regolamento comunale in materia di costi di costruzione, per agevolare fiscalmente le imprese che sceglieranno il magentino come loro sede”.

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