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mercoledì 17 aprile 2024 | ore 07:09

Parrocchia: quale futuro?

Un altro addio di un prete alla parrocchia di Nosate. A distanza di tre anni lo scenario si ripete e, ancora una volta, la Diocesi di Milano si sente in dovere di parlare ai parrocchiani: è successo in un incontro tenutosi nella serata di lunedì scorso, con l’intervento del Vicario Episcopale e delle differenti figure religiose che fanno parte della Comunità Pastorale di Santa Maria in Binda. La nomina di don Enrico, attuale guida spirituale nosatese, a cappellano dell’ospedale di Cuggiono e il futuro della piccola parrocchia sono, sicuramente, un argomento di forte preoccupazione per i cittadini ed è per questo motivo che si è deciso per organizzare un momento di confronto e di spiegazione. Diversi i temi trattati, partendo dal sapere quale sarà il futuro della Parrocchia, passando per le celebrazioni delle Sante Messe e toccando, quindi, l’Oratorio con le strutture e le varie attività che ruotano tutte attorno. Ma andiamo con ordine. Per quanto riguarda le funzioni vengono per ora garantite tutte le Sante Messe attualmente celebrate nella Parrocchia; una “presenza religiosa minimale, a cui Nosate ha senz’altro diritto” verrà garantita dalle suore originarie dell’India, che al momento operano a Turbigo e che si stabiliranno in paese, a beneficio soprattutto di anziani e ammalati. Quindi si è dato spazio alla situazione dei ragazzi. In particolare, è stato espresso il timore che la fascia più giovane della comunità nosatese rimanga parzialmente sacrificata dalla nuova realtà allargata della Comunità Pastorale, senza una guida fissa. Per mantenere viva la vita dell’Oratorio è stata chiesta da don Giampiero, responsabile della Comunità, la partecipazione attiva dei parrocchiani. La tensione ha portato a galla anche quello che sarebbe stato, secondo le parole di molti, l’errore precedente della Diocesi: trasferire, tre anni fa, un parroco amatissimo dai fedeli. Le decisioni sono state prese, sono state comunicate, ma forse non da tutti accettate: a Nosate non rimane che rassegnarsi a questo addio che, come il precedente, anche se non per gli stessi motivi, lascia quel senso di ‘amaro in bocca’!

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