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lunedì 23 maggio 2022 | ore 23:40

Il costo delle promesse

Punture di spillo - La lettera di restituzione dell'Imu (da internet)

La promessa di Silvio Berlusconi di rimborsare l’Imu, agli italiani, è costata cara. La stampa si è soffermata sull’entità di quanto duvrebbe rientrare nelle casse degli italiani. Nessuno ha parlato di quanto incida questa lettera sulle nostre tasche. Sì, perché la lettera arrivata a milioni di persone in campagna elettorale non l’ha pagata il Pdl, come tutte le altre comunicazioni che continuamente troviamo nelle nostre caselle postali durante il periodo della campagna elettorale. O meglio, non solo. Una bella fetta delle spese di spedizione, ben 2.160.000 euro, sono state a carico dei cittadini. A loro insaputa. La legge parla chiaro: il francobollo per i messaggi elettorali, per gli aspiranti parlamentari, costa meno. E molto. Ma cerchiamo di capire meglio.

Le comunicazioni, i candidati, le fanno spesso usando questo mezzo, forti della legge 515 del 10 dicembre 1993 che consente loro una riduzione dei costi davvero notevole. Nel caso dell’Imu e della promessa di rimborso si parla di milioni di lettere e francobolli che al Cavaliere sono costati appena 4 centesimi l’una. La condizione, è bene precisarlo, è garantita a tutti i partiti e non solo al leader del Pdl. Ma il punto è un altro. Perché tirando le somme, quelle missive, alle Poste, sono costate 28 centesimi ognuna. Chi ha pagato i 24 centesimi di differenza? Lo Stato. Facendo due conti, per promettere i 4 miliardi dell’Imu sulla prima casa a 9 milioni di persone (tante sono le lettere spedite) gli italiani hanno contribuito con 2.160.000 euro e spiccioli.

E’ un diritto sancito per legge, la comunicazione in periodo di campagna elettorale, e a disciplinarlo è la legge del ’93 che apre un capitolo specifico nei casi di elezione alla Camera dei Deputati, al Senato della Repubblica e ai vari consigli - comunali, provinciali e regionali. Nonché per le corse alle poltrone di sindaco, presidente di Provincia e di Regione. A dettare le regole, nello specifico, è l’articolo 17, che prevede agevolazioni per “ciascun candidato in un collegio uninominale e ciascuna lista di candidati in una circoscrizione per le elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica” che ha “diritto ad usufruire di una tariffa postale agevolata di lire 70, per plico di peso non superiore a grammi 70, per l'invio di materiale elettorale per un numero massimo di copie pari al totale degli elettori iscritti nel collegio per i singoli candidati, e pari al totale degli elettori iscritti nella circoscrizione per le liste di candidati.

Tale tariffa può essere utilizzata unicamente nei 30 giorni precedenti la data di svolgimento delle elezioni e dà diritto ad ottenere dall'amministrazione postale l'inoltro dei plichi ai destinatari con procedure e tempi uguali a quelli in vigore per la distribuzione dei periodici settimanali”. Si parla di 70 lire, diventate, in euro, 0,04 centesimi a lettera. Sconto che conviene non poco se l’invio è a tappeto, come nel caso delle lettere sull’Imu. L’aumento dei costi dei servizi postali, poi, non ha spostato di una virgola la vantaggiosa agevolazione e gli sconti non sono stati adeguati alle tariffe in vigore.

Purtroppo di questo nessuno ha parlato perché purtroppo è cosa che tocca tutti i partiti e quindi a tutti conviene il silenzio, ma se tutti noi dobbiamo ‘tirare la cinghia’ perché non lo fa anche la politica?

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