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mercoledì 06 luglio 2022 | ore 11:17

'Integrazione' per la salute

Legnano - Ospedale, convegno sulle malattie croniche

La Conferenza annuale della European Health Management Association – EHMA, dal titolo “Integration in Health and Healthcare”, si è tenuta a Oporto (Portogallo) dal 22 al 24 giugno 2011. Tutto il convegno si è sviluppato intorno alla domanda: cosa significa nella realtà integrazione?
Nel seguire questo filo conduttore, durante i tre giorni di convegno si sono alternati programmatori e realizzatori di sistemi integrati, di tutta Europa, con poche rappresentanze italiane quasi esclusivamente di ricerca (Università Bicocca di Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Università Bocconi di Milano e Società Italiana di Medici Manager).
Ed una sola, la nostra Azienda Ospedaliera, coniuga la ricerca con l’implementazione di azioni sul campo. Infatti all’interno dell’area dedicata alla cura e ai modelli applicati per le malattie croniche, è stato valutato e accettato per una presentazione nella giornata del 23 giugno il lavoro “When Hospital and Territory are Integrated: the story of a successful project!”, che ha descrittol’attività di integrazione Ospedale-territorio organizzata da parte dell’Azienda Ospedaliera Ospedale Civile di Legnano e dell’ASL Milano 1.
Il CREMS – Centro di Ricerca in Economia e Management in Sanità e nel Sociale dell’Università Carlo Cattaneo – LIUC di Castellanza e la ASL Milano 1 hanno avuto il ruolo di collettore e verificatore di questa esperienza.
Il progetto infatti ha suscitato grande interesse non solo in quanto realizzazione di un modello teorico di ’integrazione Ospedale - territorio fondata sullo spostamento degli specialisti dalla struttura ospedaliera ai Gruppi di Cure Primarie, vale a dire all’interno degli ambulatori dei medici di Medicina Generale, ma anche in quanto vero e proprio studio di efficacia dell’applicazione di quel modello. Molto interessanti a questo proposito sono i risultati in termini di riduzione dei ricoveri ospedalieri per patologie croniche (BPCO-broncopneumopatia cronica ostruttiva, diabete, ipertensione).
Nel confronto tra la popolazione seguita dai Gruppi di Cure Primarie all’interno dei quali sono attivi anche i medici ospedalieri specialisti e la restante popolazione dell’ASL si evidenzia un complessivo tasso di riduzione dei ricoveri del 14 per mille, dato che è risultato essere statisticamente significativo.
“Per gestire le patologie croniche più complesse al di fuori dell’Ospedale e per ritardare o accorciare il più possibile una degenza ospedaliera onerosa sotto tutti gli aspetti, diventa fondamentale la sinergia operativa almeno tra il medico di Medicina Generale e lo specialista ospedaliero - afferma il prof. Antonino Mazzone, Direttore della Medicina dell’Ospedale di Legnano-. Il progetto voluto dall’Azienda Ospedaliera Ospedale Civile di Legnano, d’intesa con ASL-1 Milano e i medici di Medicina Generale che operano nei tre Gruppi di Cure Primarie (GCP) di Legnano, Cerro-San Vittore Olona, San Giorgio su Legnano va in questa direzione".
"Tant’è che il lavoro dello specialista ospedaliero (internista, cardiologo, pneumologo, diabetologo, reumatologo, etc…) che si reca presso le sedi dei GCP in normale orario di servizio, senza costi aggiuntivi per il servizio sanitario nazionale, è svolta direttamente a favore dei pazienti dei medici associati. Si sta così sperimentando un ambulatorio territoriale con specialisti ospedalieri, “consulenti diretti” dei medici del territorio - conclude il prof. Antonino Mazzone- . Si prevedono anche un’attività infermieristica con annessa attività di medicazioni, un servizio di prelievi e l’utilizzo di apparecchiature in supporto agli specialisti. L’intento di accogliere i pazienti più vicino al domicilio serve ad evitare trasferimenti e code in Ospedale, ma anche vuole riqualificare i percorsi diagnostico-terapeutici, rivisitando sia il concetto di cure ospedaliere che quello di cure primarie: Ospedale e distretto devono confluire in una forte integrazione spaziale e temporale. Perché non è la sede della prestazione o l’ora del giorno in cui viene erogata che fa la differenza, bensì la complessità della cura ed il rischio a cui essa espone il singolo o la comunità”.
Il progetto, ormai arrivato a 5 anni di esperienza, è frutto di una stretta collaborazione tra Azienda Ospedaliera di Legnano, la ASL-1, in particolare la dr.ssa Daniela Malnis, ed il CREMS dell’Universita’ di Castellanza LIUC, in particolare la dr.ssa Emanuela Foglia ed il dr Emanuele Porazzi hanno elaborato i dati relativi ai vantaggi reali di una integrazione di questo tipo.
"Tali vantaggi possono essere così sintetizzati: 1 Il paziente si sente preso in cura e non abbandonato. 2 Lo specialista può svolgere in collaborazione con il medico di Medicina Generale un lavoro di qualità. 3 Le strutture ospedaliere riducono i ricoveri migliorando l’appropriatezza- afferma la dr.ssa Daniela Malnis- . Credo sia un’esperienza unica nel panorama sanitario italiano, frutto di una integrazione vera, comprovata degli indicatori di valutazione delle performance: come dimostrato dalla customer satisfaction, ha prodotto degli indici di gradimento altissimi sia sui pazienti sia sugli operatori”.
Un ulteriore progetto dell’Azienda Ospedaliera di Legnano che ha avuto visibilità all’interno della conferenza è stato il lavoro dal titolo “Call center clinic: an innovative model for integration of treatment in the hospital-territory”, che ha descritto l’esperienza dell’Ambulatorio Call-center organizzato attraverso un protocollo che vede la collaborazione delle Unità Operative di Neurologia e Medicina Interna.
L’incremento della vita media è correlato ad un aumento del numero dei pazienti così detti “fragili” cioè pazienti anziani, con numerosi fattori di rischio vascolare e conseguenti plurime patologie, di difficile gestione, anche dopo la dimissione dalla struttura ospedaliera. L’Azienda Ospedaliera di Legnano ha voluto quindi creare per questi pazienti, una modalità di raccordo fra la cura della fase acuta della malattia e il reinserimento nell’ambiente quotidiano di vita, con interventi che consentano l’integrazione dei servizi sanitari, sociali e assistenziali.
E’ stato quindi proposto e sostenuto dalla Regione Lombardia il progetto pilota per la costituzione di un “Ambulatorio e Call Center di Continuità Assistenziale Ospedale e Territorio Polispecialistico di Area Medica” dove per la prima volta si applica, nella presa in carico del paziente fragile, una rete tra l’assistenza domiciliare integrata (ADI-voucher), il MMG e l’Ospedale.
"L’equipe dell’”Ambulatorio-Call Center” si prende cura del paziente già dai primi giorni di degenza, con l’immediato contatto col MMG e la rilevazione dei bisogni clinici e assistenziali (attivazione dell’ADIvoucher) - illustra la dr.ssa Patrizia Perrone, direttore della Neurologia dell’Ospedale di Legnano- ; alla dimissione l’equipe con gli specialisti della Azienda Ospedaliera rimane disponibile, a fianco del Medici di Medicina Generale e della ASL, per un periodo di 30 giorni, con un ambulatorio e una linea telefonica dedicati".
"L'ambulatorio si trova nell’Ospedale di Legnano presso Ambulatori Area Medica I livello Area A - continua a spiegare la dr.ssa Patrizia Perrone-. Dall'aprile 2010 al marzo 2011 sono stati seguiti 222 pazienti con patologie acute o croniche cerebrovascolari e cardiovascolari, con postumi invalidanti, ricoverati presso le degenze ospedaliere delle UU.OO dell’Area Medica. A questi pazienti sono state fornite al momento e dopo la dimissione 1619 prestazioni che vanno da visite specialistiche ad attivazione dei servizi domiciliari necessari. L’analisi dei risultati del progetto pilota ha inoltre condotto alla stesura e alla presentazione di contributi scientifici, in tema di Organizzazione Sanitaria e di Health Technology Assessment, discussi in ambito nazionale e internazionale”.
Lo studio ha suscitato grande interesse nell’ottica di un percorso diagnostico-terapeutico strutturato e modulato per il singolo paziente che consente dopo la dimissione dall’Ospedale un continuo contatto con la struttura ospedaliera, con un netto miglioramento del servizio ricevuto.
"E’ stato proprio questo elemento che ha consentito di ridurre il numero delle riammissioni (nuovi ricoveri con medesima diagnosi principale considerate improprie da parte del sistema) all’8,5%, percentuale significativa rispetto a simili dati derivanti da analisi italiane e internazionali - conclude la dr.ssa Patrizia Perrone- . Nell’ambito dei risultati secondari, con riferimento alla qualità percepita del servizio da parte dei pazienti e dei familiari, l’analisi di customer satisfaction, condotta utilizzando una scala di gradimento con score da 1 a 7, ha evidenziato un punteggio medio complessivo di gradimento pari a 6.31, con un livello di soddisfazione pari a 6.50 per le informazioni ricevute e la capacità di coinvolgimento dei familiari”.

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