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Un viaggio in bicicletta può diventare un’occasione per conoscere popoli e territori, ma anche uno strumento concreto di solidarietà. È lo spirito con cui Carlo Motta è tornato in Africa per la quinta volta, affrontando un’esperienza che, dal 12 settembre al 15 ottobre, lo porterà tra Senegal e Gambia.
La prima parte del viaggio sarà dedicata al progetto “Teranga”, promosso da IAL Lombardia, ente di formazione nel quale Motta ha lavorato per molti anni. Il termine “teranga”, in lingua wolof, significa ospitalità, ma nella cultura senegalese richiama anche i valori dell’accoglienza, della comunità e del rispetto.
Il progetto intende creare percorsi di migrazione consapevole e sicura, mettendo in contatto giovani senegalesi adeguatamente formati con aziende lombarde disponibili ad assumerli. Un modo concreto per rispondere alla necessità delle imprese italiane di trovare personale e, contemporaneamente, sottrarre le persone ai trafficanti e ai viaggi lungo la pericolosissima rotta atlantica verso le Canarie.
Per due settimane Motta collaborerà all’insegnamento della lingua italiana, della cultura civica e delle regole del mondo del lavoro. Successivamente inizierà il suo viaggio in bicicletta: circa venti giorni e 1.300 chilometri attraverso il Senegal e il Gambia, seguendo anche le anse del fiume Gambia, la regione della Casamance e risalendo verso Dakar e Saint-Louis.
Come nelle precedenti esperienze africane, il viaggio sarà completamente autorganizzato, senza intermediari professionali. La bicicletta, fornita ancora una volta dalla società Insubria Sport di Cuggiono, al termine del percorso sarà donata al Centro di formazione di Mbao e messa a disposizione di un ragazzo che vive lontano dalla scuola.
Alla pedalata si accompagna il secondo grande obiettivo del viaggio: sostenere il progetto “Acqua per Sourou – Il pozzo delle donne”. Nel villaggio rurale di Sourou, nel Comune di Toubacouta, 45 donne coltivano cipolle, pomodori, peperoni, insalata e altri ortaggi su piccoli appezzamenti. Una parte del raccolto viene utilizzata per alimentare le famiglie, mentre quella restante viene venduta, garantendo loro un piccolo reddito.
La scarsità d’acqua, però, limita fortemente la quantità e la qualità della produzione. Da qui l’idea di costruire un nuovo pozzo destinato esclusivamente all’irrigazione degli orti. Per realizzarlo servono 1.300 euro, necessari per acquistare materiali e attrezzature e pagare la manodopera. Le risorse raccolte si aggiungeranno a quelle già messe a disposizione dalle stesse donne.
«In Senegal percorrerò circa 1.300 chilometri: se insieme riusciremo a raccogliere un euro per ogni chilometro, avremo raggiunto l’obiettivo», spiega Carlo Motta. La campagna è sostenuta da Anolf Sondrio ed è disponibile sulla piattaforma GoFundMe con il titolo “Acqua per Sourou – Il pozzo delle donne”.
Un viaggio lento, costruito incontro dopo incontro, nel quale ogni chilometro può trasformarsi in acqua, lavoro e autonomia. Perché irrigare gli orti di Sourou significa sostenere non soltanto la produzione agricola, ma anche la dignità, le famiglie e il futuro di 45 donne.
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