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Una notizia attesa per più di sette mesi e che, soprattutto a Buscate, dove Francesca è conosciuta e amata per il suo legame con l’oratorio, assume il sapore di una piccola, grande vittoria. Dopo 224 giorni di cure Francesca ha lasciato il Centro Ustioni dell’ospedale Niguarda di Milano ed è finalmente tornata a casa. Era l’ultima dei dodici pazienti arrivati nel capoluogo lombardo dopo il terribile incendio della notte di Capodanno a Crans-Montana.
Una storia che il nostro territorio ha seguito con particolare partecipazione. Francesca, che lo scorso giugno ha compiuto 17 anni, vive a Milano e frequenta il liceo classico Virgilio, ma è molto legata a Buscate, dove negli anni ha svolto il servizio di educatrice e animatrice in oratorio. Proprio gli amici dell’oratorio, insieme ai compagni di scuola, erano stati protagonisti a giugno di una grande sorpresa sotto le finestre del Niguarda per festeggiare il suo compleanno.
Anche durante i mesi più difficili Francesca aveva continuato a mantenere un filo con quei ragazzi e con quell’esperienza educativa che tanto significa per lei. Nelle settimane dell’Oratorio estivo le era stata fatta arrivare anche la maglietta da animatrice e proprio dall’ospedale aveva voluto mandare un messaggio ai suoi coetanei, invitandoli a non perdere l’occasione di vivere quei giorni come qualcosa di bello e prezioso.
Ora, finalmente, il ritorno a casa.
A dare la notizia è stato Guido Bertolaso, assessore al Welfare di Regione Lombardia: «Proprio nei giorni in cui si esprimono i desideri, un sogno, bellissimo, si è realizzato: dopo 224 giorni di cure, anche la nostra piccola grande Francy è stata dimessa dal Centro Ustioni di Niguarda».
Con le dimissioni di Francesca, tutti e dodici i pazienti curati a Milano dopo il rogo sono tornati a casa. Un risultato dietro al quale c’è stato uno straordinario lavoro sanitario: nei primi giorni oltre cento persone sono state impegnate contemporaneamente nell’emergenza, tra medici, infermieri, tecnici e personale. AREU ha gestito i trasferimenti, mentre al Niguarda sono intervenuti Pronto Soccorso, Terapia Intensiva, Centro Ustioni e numerose altre specialità. La Banca dei Tessuti ha messo a disposizione oltre 25mila centimetri quadrati di cute.
Il bilancio delle cure racconta la complessità di questi mesi: decine di interventi chirurgici, medicazioni in sedazione, visite, trattamenti laser e un percorso che ha coinvolto, tra gli altri, Chirurgia Plastica, Riabilitazione, Pneumologia, Malattie Infettive e Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza.
«Missione compiuta – ha sottolineato Bertolaso – perché tutti e 12 i pazienti sono tornati a casa. Era la promessa che avevamo fatto ai genitori quella drammatica mattina. È una notizia che ci riempie di gioia».
Per Francesca, però, quella porta dell’ospedale attraversata questa volta in uscita non rappresenta la fine del percorso, ma l’inizio di una nuova fase. Le conseguenze delle ustioni richiedono tempo e resta un lungo cammino di riabilitazione fisica e psicologica. Ancora a luglio i medici del Niguarda spiegavano come, dopo i tanti interventi affrontati, una delle sfide principali per lei fosse proprio recuperare progressivamente autonomia e movimenti.
Ma dopo 224 giorni il primo grande traguardo è arrivato: Francesca è a casa.
Per lei, per mamma Marilisa e papà Stefano, per gli amici della scuola e dell’oratorio e per tutti coloro che in questi mesi hanno seguito il suo percorso è una giornata di gioia e gratitudine.
Una gioia che non può però far dimenticare le giovani vite spezzate nella tragedia di Crans-Montana. Lo ha ricordato anche Bertolaso, rivolgendo il pensiero alle vittime e alle loro famiglie: una ferita che resta aperta e che deve diventare impegno perché tragedie simili non possano ripetersi.
Per Francesca, invece, comincia ora un altro tratto di strada. Con pazienza, forza e quel sorriso che, anche nei mesi più difficili, chi le è stato vicino ha imparato a conoscere. Finalmente, da casa.
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