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venerdì 20 marzo 2026 | ore 20:39

Quella raccomandata che non hai ritirato? Per la legge l'hai già letta

Ignorare una raccomandata o non passare dall'ufficio postale a ritirarla non mette al riparo da nulla, anzi, possono esserci conseguenze serie.
Consulente Legale - Logo studio Guffanti

C'è una convinzione diffusa, comprensibile ma sbagliata, secondo cui finché non si apre una lettera raccomandata non si può essere ritenuti responsabili di non averne preso atto. In fondo, se non l'ho ritirata, come posso sapere cosa c'era scritto? Il ragionamento sembra di buon senso. Il diritto, però, funziona diversamente — e una recente sentenza del Tribunale di Foggia lo ricorda con chiarezza.
La vicenda riguarda un condomino che ha impugnato una delibera assembleare lamentando, tra le altre cose, di non aver ricevuto in tempo l'avviso di convocazione. Il postino era passato, nessuno aveva risposto, e al suo posto era rimasto solo un avviso di giacenza. La raccomandata era restata ferma all'ufficio postale fino al 7 giugno, quando il destinatario era andato a ritirarla — molto dopo che l'assemblea si era già tenuta.
Il giudice ha rigettato la doglianza. Ai sensi degli articoli 1334 e 1335 del Codice civile, gli atti unilaterali — come appunto un avviso di convocazione — producono effetto dal momento in cui giungono all'indirizzo del destinatario. Se la consegna non riesce e viene lasciato l'avviso di giacenza, è da quel momento che decorrono i termini: non da quando si decide di andare a ritirare il plico, e tantomeno da quando lo si apre. La Cassazione lo ha ribadito più volte, e il Tribunale di Foggia si è conformato a questo orientamento consolidato.
Il messaggio pratico è importante: ignorare una raccomandata, o semplicemente non passare dall'ufficio postale a ritirarla, non mette al riparo da nulla. Anzi, in molti casi può far decorrere termini di cui non ci si accorge, con conseguenze serie — in ambito condominiale, ma anche in tanti altri contesti della vita quotidiana, dai contratti alle comunicazioni legali.
La sentenza affronta anche un altro punto curioso: l'assemblea era stata convocata in prima convocazione alle ore 5:00 di mattina. Orario improbabile, certo. Ma il Tribunale ha chiarito che non esistono limiti di orario previsti dalla legge per la convocazione assembleare, e che la prassi di fissare la prima convocazione in fasce orarie di fatto impossibili — così da lavorare direttamente in seconda convocazione, dove i quorum sono più agevoli — è consolidata e ritenuta legittima dalla giurisprudenza. Strano a dirsi, ma è così.
Morale: leggere la corrispondenza, anche quella scomoda, è sempre la scelta più prudente. E quando si riceve un avviso di giacenza, conviene non aspettare.

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