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Una separazione consensuale, due coniugi d'accordo su tutto. Eppure, il Tribunale di Modena ha dovuto dire di no a una clausola che sembrava ragionevole: il vincolo a non vendere mai la casa coniugale, nemmeno in futuro. Una vicenda che insegna molto sui limiti invisibili della legge, anche dove le parti vanno perfettamente d'accordo. La questione tocca il cuore di una libertà fondamentale. Quando due coniugi si separano e firmano un accordo davanti al giudice, pensano di regolare il presente. In realtà, rischiano di congelare il futuro se non stanno attenti alle trappole nascoste nel documento. In questo caso, marito e moglie avevano deciso: "La casa rimane nostra al 50%, non si vende, e quando moriamo passa ai figli." Era il 2022, una separazione pacifica. Sembra proteggere il nido familiare. Eppure, la legge ha detto: questa clausola è nulla. Perché? Perché tocca due terreni che la legge non lascia mai ai privati, nemmeno se d'accordo. Il primo è la proprietà: non potete rinunciare per sempre al diritto di disporre di quello che possedete, senza limiti e senza uno scopo esplicito. È cedere sovranità economica, irreversibilmente. Il secondo è ancora più delicato: il diritto di fare testamento. Non potete trasformare un accordo di separazione in un "patto successorio", cioè una decisione blindata su chi erediterà i vostri beni dopo la morte. Un principio antico, affatto obsoleto. I patti successori sono vietati dal Codice civile proprio perché la libertà di decidere dove vadano i nostri beni rimane un diritto fondamentale fino all'ultimo respiro. Il giudice può validare un accordo fra coniugi, mettervi il timbro ufficiale. Ma non può renderlo legale se viola norme che proteggono la libertà della persona. E la libertà testamentaria è inviolabile, anche dentro un accordo consensuale omologato. Questo è il punto innovativo: l'omologazione ha un limite. Non è un lasciapassare. Nella pratica? Se volete proteggere la casa per i figli, potete farlo. Ma non in modo permanente dentro il documento di separazione. Usate il testamento, che resta revocabile. Oppure clausole con durata limitata e scopo dichiarato. La separazione regola il presente. Il futuro vi appartiene ancora, fino a quando respirate. La sentenza insegna un'altra cosa ai professionisti: l'omologazione non autorizza tutto. Rimane un controllo su ciò che la legge espressamente vieta. Il tribunale non è un notaio che sigilla qualunque cosa. Ha una responsabilità: verificare che nemmeno gli accordi consensuali violino diritti inderogabili. Un principio che protegge tutti: anche quelli che credono di aver deciso bene, quel giorno in tribunale, quando il futuro ancora sembrava certo e controllabile. La legge dice una cosa sola: il futuro non si vende. Rimane vostro.
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