Milano / Malpensa
4°Milano / Malpensa
4°
Il rientro al lavoro dopo la maternità per le infermiere avviene in Italia in un contesto decisamente disomogeneo. Le tutele normative sono presenti, ma la loro reale applicazione dipende dalla tenuta degli organici, oggi messi notevolmente sotto pressione da una carenza di personale stimata tra il 20% e il 30% nei reparti di emergenza-urgenza, terapie intensive e rianimazioni.
Secondo una revisione internazionale pubblicata sulla rivista scientifica BMC Nursing, il rientro al lavoro dopo il congedo di maternità rappresenta per le infermiere una fase particolarmente critica, associata a difficoltà nella gestione dei turni, aumento del conflitto lavoro-famiglia e maggiore rischio di riduzione dell’orario o di abbandono professionale (studio BMC Nursing, 2024). Evidenze analoghe emergono da uno studio pubblicato su Women’s Studies International Forum, che documenta come, dopo la maternità, una quota rilevante di infermiere sperimenti problemi concreti nella conciliazione tra responsabilità familiari e lavoro assistenziale ad alta intensità (Women’s Studies International Forum, 2024).
In questo quadro, stime coerenti con i dati europei e con analisi sindacali di settore indicano che circa il 40% delle infermiere segnala difficoltà concrete al rientro post-maternità, in particolare nella gestione dei turni, soprattutto nei contesti ad alta intensità assistenziale. Sul piano sindacale europeo, analisi e rapporti della European Federation of Public Service Unions (EPSU), in collaborazione con l’agenzia UE Eurofound, evidenziano come la carenza di personale e l’assenza di sostituzioni strutturate rendano fragile la conciliazione vita-lavoro dopo periodi di congedo per maternità (EPSU–Eurofound, 2022–2023).
«Va detto con chiarezza: le infermiere madri non vengono mandate allo sbaraglio. Le tutele esistono, dall’allattamento all’esonero dalle notti fino ai tre anni del bambino», afferma Antonio De Palma, presidente nazionale Nursing Up. «Il nodo nasce quando questi diritti si innestano su reparti con organici ridotti all’osso e nel nostro sistema sanitario queste realtà sono all’ordine del giorno da Nord a Sud».
In alcune regioni virtuose del Centro-Nord, comunque non esenti da altre importanti problematiche, sia chiaro, come Emilia-Romagna, Toscana e Trentino-Alto Adige, una maggiore dotazione di personale consente percorsi di rientro graduali e una gestione più equilibrata dei turni. In altre aree, soprattutto dove le carenze sono più accentuate, le stesse tutele diventano difficili da realizzare in serenità, a causa dello stress dovuto alle peripezie organizzative e al disagio professionale correlato.
«Quando in un reparto manca fino a un infermiere su tre, ogni assenza pesa», sottolinea De Palma. «Ed è lì che la maternità rischia di essere vissuta come un problema gestionale, invece che come una fase normale della vita».
Le criticità non si esauriscono con il periodo protetto. Oltre il 65% delle infermiere con figli in età scolare segnala problemi persistenti nella gestione di notti e festivi, una volta cessate le tutele specifiche. In un sistema con carenze strutturali e scarsa programmazione, la pressione ricade soprattutto sulle donne, che rappresentano circa il 75% della forza lavoro infermieristica.
«Il vero problema emerge dopo la maternità», osserva De Palma. «Quando finiscono i benefici, ma restano responsabilità familiari e turni pesanti. Senza assunzioni e turnover, il sistema diventa esplosivo».
Siamo al lavoro per offrire a tutti un’informazione precisa e puntuale attraverso il nostro giornale Logos, da sempre gratuito.
La gratuità del servizio è possibile grazie agli investitori pubblicitari che si affidano alla nostra testata.
Se vuoi comunque lasciare un tuo prezioso contributo scrivi ad amministrazione [at] comunicarefuturo [dot] com
Grazie!
Invia nuovo commento