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martedì 11 agosto 2020 | ore 05:30

"Banche armate..."

Le esportazioni militari italiane sono sfuggite di mano: "Occorre agire, informiamoci". Il Comitato Intercomunale per la Pace aderisce alla campagna.
Territori - La campagna 'Banche armate'

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO - La situazione è sfuggita di mano. Ai governi, innanzitutto, di qualunque colore politico. Negli ultimi cinque anni, infatti, gli esecutivi che si sono alternati alla guida del Paese hanno autorizzato un totale di 41 miliardi di euro di esportazioni di sistemi militari. Una montagna di soldi, soprattutto se si pensa che nei 25 anni precedenti si erano superati di poco i 64 miliardi. Le banche, dal canto loro, pare siano tornate in larga parte al business as usual. In questa situazione tutti lavorano in un’ombra, che, per mancata trasparenza, è sempre più fitta. Quali sono i Paesi verso i quali è vietato esportare? Il governo non lo dice, probabilmente per tenere buone relazioni diplomatiche con gli altri Stati e, ancor più, con potenziali acquirenti. E accade così che l’export di armi degli ultimi quattro anni sia finito in oltre la metà dei casi in Africa settentrionale e Medio Oriente, aree del mondo ad altissimo rischio di violazioni dei diritti umani. Ebbene, vendere armi in zone così “calde” è vietato dalla legge 185/1990, così come dalla nostra Costituzione. E anche le banche sono reticenti o, almeno, poco trasparenti. Occorre intervenire. La proposta è quella di una campagna di pressione alle banche armate per chiudere il rubinetto, o almeno rallentare il flusso, da cui attinge questo sistema. Come era già successo una dozzina d’anni fa (la campagna era stata lanciata la prima volta nel 2000). Non bisogna dimenticare, infatti, che il ruolo degli istituti di credito e degli intermediari finanziari in genere è fondamentale in questo grande Risiko. Da una parte, sono loro, spesso insieme a enti pubblici, a sostenere economicamente la produzione di sistemi d’armamento. Dall’altra operano con intermediazioni nell’export militare, fornendo anticipi, crediti e sicurezza nei pagamenti. Gli istituti di credito, naturalmente, non sono costretti ad accettare qualunque cliente. Tant’è che esistono già banche di piccole e medie dimensioni che hanno deciso di escludere il settore militare da quelli da finanziare. Se saremo in tanti a chiedere alla nostra banca di cambiare, minacciando di spostare i risparmi in un altro istituto, queste potranno essere indotte a stringere i rubinetti al settore militare, producendo così dei cambiamenti visibili. Il Comitato intercomunale per la Pace aderisce dunque alla campagna di pressione alle banche armate, che è stata rilanciata oggi, in occasione dei 30 anni dall’approvazione della legge 185/90. Un modo concreto con cui ciascuno di noi, nel proprio piccolo, potrà chiedere trasparenza alla politica e cambi di rotta alle proprie banche. Per tornare a riprendere le redini di questa situazione che, come detto, sembra davvero essere sfuggita di mano. Per maggiori informazioni sul tema e sulla campagna: https://www.osservatoriodiritti.it/2020/07/09/banche-armate-2020-campagn... https://www.banchearmate.org/2020/07/08/rilanciamo-la-campagna-di-pressi...

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