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lunedì 06 luglio 2020 | ore 18:29

Redditi vs Immuni

Dichiarazione dei redditi contro App Immuni: chi è il più spione? Un'analisi e alcune particolarità per capire e conoscere meglio. Dal credito alla salute...
Attualità - Scaricare App (Foto internet)

Secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel 2019 30,8 milioni di italiani hanno presentato una dichiarazione dei redditi, mediante il 730 oppure con il modello ‘Redditi Persone Fisiche’. Tra di essi, comunica l’Agenzia delle Entrate, 3 milioni e 300 mila connazionali si sono affidati al cosiddetto 730 precompilato, la dichiarazione dei redditi già automaticamente impostata dal sistema, consultabile e modificabile online senza l’aiuto di alcun intermediario. La dichiarazione precompilata è resa possibile dal fatto che molteplici enti comunicano obbligatoriamente i dati degli utenti all’Erario: è il caso, per esempio, delle banche che trasmettono all’Agenzia delle Entrate gli interessi pagati dai cittadini per i mutui ipotecari per l’acquisto della prima casa. Le detrazioni sanitarie, invece, sono vincolate dal codice fiscale che l’utente deve fornire a farmacie o professionisti del settore; fornire il proprio codice fiscale equivale ad autorizzare l’ente sanitario alla comunicazione dei propri dati al sistema.

Quante cose sa lo Stato di noi...
Lo Stato italiano, insomma, di questi 30,8 milioni di italiani (a cui vanno aggiunti altri 9,6 milioni di soggetti che assolvono all’obbligo dichiarativo indirettamente, attraverso la certificazione unica compilata dai sostituti d’imposta - per un totale di 41,4 milioni di persone) sa un sacco di cose: sa come si chiamano; dove abitano; se hanno coniugi, figli o familiari a carico; quanto guadagnano; quanto spendono in medicine; se hanno uno o più mutui; se possiedono prime e seconde case e terreni; se hanno una polizza pensionistica complementare; se prendono i mezzi pubblici (detraibili dalle tasse); se fanno beneficenza (pure quello è detraibile). Tutti questi dati personali sono custoditi da Sogei - Società Generale d'Informatica S.p.A., controllata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che li archivia in un data center da 4.500 metri quadri che si trova alla periferia di Roma. Da sottolineare, poi, che l’Agenzia delle Entrate - in quanto soggetto pubblico - “non deve acquisire il consenso degli interessati per trattare i loro dati personali”.

Immuni: l’app volontaria per arginare il contagio da Covid-19
Se lo Stato sa già così tanto di noi, perché ci dovrebbe spaventare l’idea di scaricare l’app Immuni, che dal punto di vista della privacy è quasi totalmente innocua? Facciamo un passo indietro: Immuni è l’applicazione sviluppata dalla società italiana privata Bending Spoons scelta dallo Stato per tenere monitorata la situazione del contagio da Covid-19 con l’aiuto volontario dei cittadini in possesso di smartphone. Scaricando l’applicazione, la si autorizza ad avvisarci ogni qual volta verremo in contatto stretto con un individuo scopertosi affetto da Coronavirus. L’app, al contrario dell’Erario, non sa nulla di noi perché non accede ai dati contenuti nello smartphone, né alla posizione geografica indicata dal GPS, ma funziona tramite la tecnologia bluetooth a basso consumo energetico per mettersi in collegamento con gli altri smartphone che incrociamo nel nostro cammino. L’applicazione, per identificarci, genera un codice casuale che cambia continuamente e, allo stesso tempo, passa in rassegna tutti i codici segnalati dal sistema come appartenenti a individui positivi per controllare che non siamo venuti in contatto con loro.

Se scarichi Immuni, ti cancello
Alla luce di queste caratteristiche tecniche, appaiono del tutto ingiustificati i tanti messaggi comparsi su Facebook nelle scorse settimane: “Appello ai miei amici: prima di scaricare l’app Immuni, cancellate il mio numero di telefono dalla rubrica ed eliminatemi dagli amici di Facebook, perché non voglio che lo Stato ficchi il naso nei miei affari” era il succo del discorso. Perché siamo disposti a rinunciare alla nostra privacy per mandare messaggi istantanei su Whatsapp, per mandare foto agli amici, per far vedere a tutti in quale ristorante ci troviamo e cosa stiamo mangiando, ma non per tutelare la salute propria e altrui. E proprio questo è il punto: Immuni non funzionerà e servirà a poco, proprio per questo incaponirsi sulla privacy. Non funzionerà perché non conosce il nostro nome e cognome, perché non sa in ogni momento dove ci troviamo, perché le autorità sanitarie non possono comunicare in automatico al sistema la nostra positività all’indomani di un tampone positivo (è il paziente che, guidato da un operatore telefonico, deve comunicare all’app la propria positività, infatti), perché utilizzarla non è obbligatorio come dichiarare i propri redditi annui. Non funzionerà perché, a quanto pare, prevenire il contagio da Coronavirus non è un incentivo abbastanza forte per gli utenti del web. Ma comunque, in ogni caso, anche se non funzionerà, vale la pena almeno di provarci.

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