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venerdì 19 luglio 2019 | ore 09:44

Resistenza agli antibiotici

Il tema delle nuove potenziali malattie è tornato di stretta attualità. Abbiamo intervistato il direttore delle Malattie Infettive dell'ASST Ovest Milanese, Paolo Viganò.
Salute - Esami in laboratorio (Foto internet)

Un recente ‘fungo’ iperresistente individuato negli Stati Uniti e in Asia ha riaperto il dibattito. Come cambiano i virus ed i batteri? Ma soprattutto, dipende dall’uso incontrollato degli antibiotici? Partiamo da qualche dato. Solo in Europa, stando agli ultimi dati pubblicati a fine 2018 su ‘The Lancet Infectious Diseases’ dall’ECDC, sarebbero 33 mila le persone morte nel 2015 per infezioni resistenti alle cure. Per fare un paragone, è lo stesso numero dei morti per influenza, tubercolosi e HIV/AIDS messi insieme. 671.689 sono state le infezioni riscontrate (dato mediano) e 170 i DALY, cioè gli anni persi in salute, su 100 mila persone. Il 39% delle morti è causato da infezioni batteriche resistenti ad antibiotici di ultima generazione come carbapenemi e colistina, cioè ai farmaci più recenti e dunque più potenti che possediamo perché calibrati sui ceppi più resistenti. Un dato che colpisce è che l’Italia risulta essere il primo paese per numero mediano di infezioni e di morti attribuibili ad antibiotico resistenza. Con oltre 200 mila infezioni stacchiamo la Francia, “seconda in classifica” di 80 mila unità e rispetto alla Germania ne contiamo il quadruplo. Per comprendere la situazione nel nostro territorio abbiamo così voluto contattare il direttore delle Malattie Infettive ASST Paolo Viganò: “Le resistenze agli antibiotici e agli antivirali sono realmente diffuse anche in Italia - ci spiega - casi ne registriamo spesso anche a Legnano. Il problema reale è l’uso improprio che spesso facciamo degli antibiotici, sia in forma diretta che indiretta”. Ci spieghi meglio, cosa intende? “Per forma diretta faccio riferimento a quelli che vengono presi o prescritti ai minimi sintomi perchè viviamo in una società in cui abbiamo ‘urgenza’ di guarire. Spesso su pressione del paziente il medico di base è quasi indotto a prescriverlo, ma realmente bisognerebbe fare tamponi e analisi in ospedale prima di prescriverli. Anche perchè gli antibiotici sono quasi come delle ‘bombe atomiche’: colpiscono tutto, così che appena passa tosse e febbre la persona si trova poi esposta ad altri agenti. Siamo dei ‘condomini di germi’, alcuni buoni, ma distruggendo tutto ci troviamo poi altre patologie magari intestinali o altro. La forma indiretta è invece legata a ciò che mangiamo, quasi l’intero settore agroalimentare fa ricorso ad antibiotici e prodotti per incrementare la crescita. Faccio un esempio, chi ha i canarini spende 5 euro al mese per il mangime. Se pensiamo che un pollo arrosto in un normale supermercato lo paghiamo già pronto, imbustato e condito allo stesso prezzo di 5 euro, cosa avranno dovuto dargli per farlo crescere così velocemente in un allevamento intensivo? Ultimo appunto: gli ultimi ‘nuovi’ antibiotici risalgono ormai agli anni ‘80, da lì in poi la scienza non ha più scoperto nuove classi. Ma i germi vivono da milioni di anni e si modificano molto velocemente”.

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