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lunedì 17 dicembre 2018 | ore 07:24

Rischio frane e alluvioni

Sono più di 4 su 5 i Comuni della Lombardia dove il potenziale rischio idrogeologico è medio alto. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti regionale su dati Ispra.
Attualità - Una frana (Foto internet)

Sono più di 4 su 5 i Comuni della Lombardia dove il potenziale rischio idrogeologico è medio alto. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti regionale su dati Ispra divulgata in occasione della Giornata Mondiale del suolo che si celebra il 5 dicembre. In Lombardia – precisa la Coldiretti regionale - su 1.524 comuni quelli più esposti a frane e alluvioni sono 1.287 (pari all’84,4%), per un totale di oltre 470 mila abitanti. Su un territorio più fragile – sottolinea la Coldiretti - si abbattono i cambiamenti climatici con precipitazioni sempre più intense e improvvise, che causano gravi danni alle campagne, ai centri abitati e all’ambiente. Solo tra ottobre e novembre – continua la Coldiretti – in Lombardia, secondo le stime regionali, il conto del maltempo è stato di circa 40 milioni di euro, di cui oltre 7 milioni all’agricoltura in base alle segnalazioni raccolte dai tecnici Coldiretti sul territorio. "L’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai diventata la norma – sottolinea la Coldiretti – e si manifesta con una più elevata frequenza di episodi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e violente ed il rapido passaggio dal maltempo al sole. In Italia sono 7.275 i comuni complessivamente a rischio frane e alluvioni, il 91% del totale, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ispra. Il risultato sono i pesanti effetti sull’agricoltura italiana che negli ultimi dieci anni ha subito danni per 14 miliardi di euro a causa delle bizzarrie del tempo. L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli - conclude la Coldiretti - Si tratta però di una sfida per tutti che può essere vinta solo se si afferma un nuovo modello di sviluppo più attento alla gestione delle risorse naturali nel fare impresa e con stili di vita più attenti all’ambiente e ai consumi, a partire dalla tavola".

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