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lunedì 20 agosto 2018 | ore 10:58

Il concerto di Branduardi...

Riviviamo la bellissima esibizione del cantautore cuggionese dalla piazza del Santuario di Varallo
Eventi - Angelo Branduardi in concerto a Varallo

L’atmosfera è magica, sabato 14 luglio. Il luogo, certo, fa la sua parte. Il complesso del Sacro Monte di Varallo, non a caso inserito nel patrimonio mondiale dell’Unesco, ha un che di mistico. La figura slanciata, caratterizzata dalla folta chioma argentea e dallo sguardo dolce e malinconico di Angelo Branduardi, scioglie con facilità il pubblico che ha riempito la suggestiva cornice della piazza della Basilica del Sacro Monte in un lungo applauso. La serata al Sacro Monte prosegue la linea dei concerti d’autore, ad ingresso gratuito, che aveva portato nella piccola Gerusalemme Valsesiana, negli scorsi anni, nomi come Gino Paoli, Fabio Concato e Lucio Dalla. “Ogni scenario porta dietro una storia e un luogo, come questo è, sicuramente speciale. Oltretutto respirerò l’aria di chi si è esibito prima di me, come Lucio Dalla e Gino Paoli. Non si tratta di esoterismo, ma di realtà che regalano i luoghi ricchi di storia spirituale, da cui si può bere e attingere” - aveva commentato, nel cuore l’emozione dei concerti dal vivo e il piacere di esibirsi e di comunicare attraverso la musica. Il concerto, inserito nel programma del 42° Alpàa, la rassegna di Varallo che racchiude arte, cultura, artigianato, tradizioni, spettacoli, industria, commercio, enogastronomia, porta in questa particolare cornice il menestrello di Cuggiono, che proprio in questo paese vide la luce, il 12 febbraio del 1950, e visse per tre mesi nella casa della nonna materna, e dove tornò ad abitare, con la moglie e le due figlie, dal 1976 al 1982, negli anni più intensi della sua produzione discografica e di maggior successo, come orgogliosamente ricordano e raccontano i cuggionesi. E proprio alcuni cuggionesi non hanno voluto mancare a questo straordinario concerto. “Un concerto abbastanza inusuale, un duo acustico, all’insegna del meno c’è più c’è – come lui stesso spiega all’inizio, dopo aver dato il via con una particolare danza sacra dell'anno Mille, tratta da Llibre Vermell conservato a Montserrat in Catalogna sul cammino di Santiago de Compostela – È molto curioso il fatto che all'epoca fossero ammesse le danze sacre, infatti nelle cattedrali romaniche l'altare degrada lentamente con gradini larghi per consentire a tutti di ballare. Poi con il Concilio di Trento tutto ciò finì. La musica nasce assieme all'uomo, sicché si può dire che la storia della musica sia la storia dell'umanità e nasce strettamente legata alla religione, infatti, il primo musicista era lo sciamano, colui il quale, attraverso una serie di iniziazioni anche dolorose e difficili, riusciva a cantare verso il Creatore per tutto il villaggio. Infatti la prima forma di sacrificio (prima dei capretti e altri animali) che fu fatta durante gli inizi del cattolicesimo era l'incantesimo, cioè il cantare per. Accanto alla figura dello sciamano, però, che parlava verso l'Alto, nasce contemporaneamente un'altra figura di musicista, il mago, il quale non parla con Dio, il Creatore, ma parla con l'interno della Terra, infatti è malvisto dalla popolazione, ma considerato assolutamente essenziale perché è il medico. Si delineano i due tipi di musica che saranno anche la croce della musica occidentale: cioè la musica alta e la musica bassa, la musica classica e la musica leggera. In realtà di musica ce ne è una sola... bella o brutta. Il concerto inizia in quest'atmosfera particolare dell'imbrunire, mentre si avvicina la notte, con alcune canzoni del passato, un passato lontano, perché tutto ciò può contribuire perché si crei un'atmosfera tale in cui cui ci senta spaesati e lo spaesamento è la prima forma dell'estasi. A un certo punto voi potrete chiudere gli occhi, partire, perché la musica vede ciò che non esiste o meglio ciò che esiste al di là del muro. Lasciateci essere per una sera i vostri maghi o sciamani...”
Un concerto d’autore in duo acustico con Fabio Valdemarin con il cantautore e polistrumentista Angelo Branduardi che alla fine degli anni ‘70 si impose sulla scena nazionale e internazionale creando canzoni con una miscela azzeccata di stili, strumenti e temi tra il medioevale e il contemporaneo. Ne nacquero ballate come ‘Alla fiera dell’Est’, ‘Cogli la prima mela’, ‘La pulce d’acqua’, solo per citare i più famosi… canzoni che sono diventate dei classici della musica italiana (basta citarle per trovarsi a canticchiarli), rendendole popolari, che ebbero un grande successo anche all’estero. Branduardi ha sempre continuato negli anni a comporre e a sperimentare stili e armonie, unendo conservazione del passato, versatilità e ricerca. La scaletta è ricca e varia, rivisitando brani anche poco eseguiti, a dispetto dei più “famosi”, come ‘Il dono del cervo’, ‘Lord Franklin’, ‘Il ciliegio’, ‘La luna’… Nell’atmosfera raccolta del Sacro Monte di Varallo, c’è un continuo scambio di emozioni tra il musicista ed il pubblico. A volte davvero “meno c’è più c’è”. E la sua musica, spogliata del superfluo, ci porta alla riscoperta che togliere non vuol dire impoverire, ma semplificare e portare a galla l’essenza vera a profonda delle cose.

Foto di Hermes Mereghetti

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