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lunedì 18 giugno 2018 | ore 00:31

"Ordini, se ci siete..."

Vuoi andare a seguire un evento sportivo (o altre iniziative), ti serve avere però il tesserino giornalistico. E chi fa questa professione da meno di 2 anni? Spesso deve stare a casa.
Il terzo tempo - Il tesserino giornalistico (Foto internet)

"Ordine se ci sei...". Stavolta tocca a noi, inteso appunto come giornalisti. Il compito di chi scrive, infatti, è quello di ricercare e seguire eventi, appuntamenti, iniziative e trasformarli poi in articoli che andranno a riempire le varie pagine dei giornali per i quali si lavoro o si collabora... bene, allora dai prepariamo tutto il necessario e andiamo. Ma dove? La domanda ci sorge spontanea; e non è perchè non sappiamo come muoverci, bensì per il fatto che a molti di questi appuntamenti (soprattutto quando si tratta dello sport, il calcio in particolar modo, la serie A e la B, ma anche in qualche caso le categorie minori, in fondo pure diverse altre discipline) per poter fare la richiesta di accredito stampa e quindi, se accettata, potervi partecipare serve essere in possesso del tesserino giornalistico (da pubblicista o da professionista). Giusto! Non è che chiunque può avere libero accesso, come vuole. Giusto, insomma, mettere delle regole e dei 'paletti', peccato però che lo stesso tesserino lo si ottiene soltanto dopo un periodo complessivo di 24 mesi di collaborazione retribuita con una o più testate regolarmente iscritte al Tribunale (ossia che abbiano un direttore responsabile che sia giornalista o pubblicista). E in questi due anni, allora? Beh... o hai la fortuna di trovare qualche società e realtà che capisce la situazione e che già di principio chiede solamente la cosiddetta lettera di incarico del giornale per il quale scrivi oppure per quelli che si sono avvicinati da poco oppure che stanno svolgendo questa professione (da meno di due anni, ancora) niente, sono costretti a rimanere a casa, senza poter fare regolarmente il loro lavoro. Un problema, insomma? Eh sì, eccome! Il problema, alla fine, forse non sono tanto chi organizza o gestisce i singoli eventi (che, comunque, fanno fatica a capire certe dinamiche), quanto piuttosto gli ordini regionali dei giornalisti. Dov'è in questi casi chi dovrebbe tutelarti e darti la possibilità di lavorare? Per ovviare alla difficoltà (oggettiva), un qualche modo si trova. Allora "Ordine, se ci sei... batti un colpo".

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