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venerdì 20 luglio 2018 | ore 01:15

"Gigio, Gigio, Gigio..."

Ancora il portiere del Milan, Donnarruma, al centro della discussione. E di nuovo Mino Raiola che scatena il dibattito. La verità, però, è una: le bandiere non esistono più.
Il terzo tempo - Il portiere del Milan, Donnarumma (Foto internet)

“Gigio, Gigio, Gigio…”. O forse sarebbe il caso di dire “Mino, Mino, Mino”. Ma ancora che ci stupiamo? Ancora che crediamo alle mani sul cuore, alle maglie baciate, ai dietrofront ed alle dichiarazioni di eterno amore? Suvvia, come si dice “siamo grandi e vaccinati” per continuare a stupirci (le favole lasciamole ai più piccoli). Ci risiamo, insomma, perché dopo l’estate passata a discutere del caso Donnarumma (il mancato rinnovo prima, la firma e l’accordo poi; fino al 30 giugno del 2021, in cambio di uno stipendio di 5,5 milioni di euro più bonus e l’ingaggio del fratello Antonio) è di nuovo il portiere del Milan a tenere banco anche in queste ultime ore. O meglio, la voce che ha fatto scattare sull’attenti i tifosi rossoneri, neanche a dirlo, è quella del suo procuratore. Non uno qualunque, bensì Mino Raiola, che si sa, quando parla, si lascia andare sempre (o quasi) a dichiarazioni che accendono ogni volta il dibattito. L’agente del giocatore (secondo quanto riportato dai vari quotidiani italiani), infatti, proprio qualche giorno fa, tramite il suo consulente legale, avrebbe inviato una comunicazione al club di Milano in cui si invoca l’annullamento del contratto firmato in estate, appellandosi ad una presunta violenza morale che il ragazzo avrebbe subito. Il riferimento, in particolare, è all’11 luglio, giorno in cui Gigio aveva firmato il contratto dopo un mese di telenovela: Raiola non era presente negli uffici di Casa Milan (scrive il Corriere della Sera, ndr), mentre l’avvocato Rigo per protesta aveva lasciato la stanza al momento delle firme. Il Milan e l'entourage di Donnarumma in queste ore sarebbero al lavoro per risolvere il nodo contratto (che sarebbe stato peraltro depositato in Lega senza la clausola, non sottoscritta dalla controparte); se l'accordo venisse annullato, il portiere rossonero tornerebbe ad essere un giocatore in scadenza (il vecchio contratto finiva, infatti, il 30 giugno 2018) e potrebbe andare via a parametro zero. E adesso, allora? Beh… succeda quel che succeda, il punto non è questo. Il punto è che ancora ci incazziamo, ci lasciamo andare a qualsiasi genere di insulto e prepariamo striscioni di protesta, invece di guardare in faccia la realtà. Le bandiere nel calcio non esistono più. Non ci sono più quei giocatori che arrivano in una squadra e ci rimangono per sempre (o meglio sono ormai un minima percentuale). Piaccia o meno, il mondo del pallone è così. Senza dimenticare un’altra verità: ora tutti a dare addosso a Donnarumma, ma poi appena farà una parata decisiva (magari contro una rivale storica), ecco che dalla testa cancelleremo quasi per magia ogni cosa.

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