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domenica 17 dicembre 2017 | ore 03:25

Popillia: l'invasione da Turbigo

La Popillia japonica: tanti i danni che sta provocando in tutto il nostro territorio. Siamo andati, allora, a sentire alcuni agricoltori della zona. Ecco cosa ci hanno detto.
Inchieste - La Popillia japonica

In questi anni sono stati, purtroppo, molti gli insetti che progressivamente hanno trovato ‘casa’ nel nostro territorio. Dall’ anoplophora chinensis alla cimice cinese, ma nessuno ha a vuto un’espansione tanto rapida e preoccupante quanto la popillia japonica. Insetti, prevenienti dall’oriente, che ben si adattano al nostro clima, senza trovare potenziali aggressori animali che possano contrastarli. La ‘polillia’ è stata avvistata per la prima a Turbigo nel 2014, ma ormai si estende da Golasecca a Pavia, passando di paese in paese e mangiando letteramente campi e colture, con tassi di riproduzione elevatissimi. “Attualmente – precisa la Coldiretti regionale in base ai dati Ersaf – i Comuni in cui è presente questo insetto sono saliti a 37, contro i 5 registrati nel marzo 2015. Quelli che invece rientrano nella cosiddetta zona cuscinetto, che è confinante con quella infestata e nella quale vengono applicate per precauzione le misure di contenimento, sono 114. In totale, quindi, i Comuni coinvolti nella battaglia all’attila delle piante sono 151, concentrati soprattutto in provincia di Varese (88) e in provincia di Milano (53). Seguono poi la provincia di Pavia (7) e quella di Como (3)”. Per contrastare l’avanzata del coleottero, il servizio fitosanitario regionale prosegue con il monitoraggio, le operazioni fitosanitarie e la cattura massale attraverso oltre 3 mila trappole. “Purtroppo – commenta Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia – negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a una vera e propria esplosione di specie straniere che si diffondono nei nostri territori perché non hanno antagonisti naturali che invece trovano nei loro paesi d’origine”. È in grado di colpire tutte le specie vegetali: dai prati alle piante ornamentali, dagli alberi da frutto ai vigneti. I rischi maggiori li corrono il mais, il pesco, il melo, la vite e la soia. Molto colpite anche le rose ed il glicine. Le ‘trappole’ non vengono date ai privati, ma solo posizionate in luoghi di particolare concentrazione. Putroppo, infatti, se si avvistano alcuni esemplari nel proprio giardino conviene avvertire immediatamente le autorità comunali e l’Ersaf. Ma trappole ‘domestiche’ rischierebbero di attrarre nel proprio ambiente ulteriori insetti. Ecco i consigli Regionali: “Vuoi proteggere le tue piante durante il volo degli adulti? In presenza di individui isolati si consiglia di raccoglierli manualmente e annegarli in una soluzione di acqua e sapone. In presenza di un’infestazione è preferibile intervenire con formulati a base di Deltametrina o Zeta - Cipermetrina registrati su ortaggi o piante ornamentali, di facile reperibilità e disponibili per uso non professionale”. Piccoli consigli... ma che posssono fare molto.

"DISTRUGGE E SI RIPRODUCE. NON RIUSCIAMO A FERMARLA"

La situazione è grave”. Un coro unanime quello che si leva dalle cascine del nostro territorio contro l’avanzata minacciosa ed aggressiva della ‘Popillia japonica’, insetto di piccole dimensioni (1 cm circa), che sta infestando e distruggendo metri e metri di terreni, oltre che di piante. Abbiamo visitato, allora, diverse realtà agricole della zona e abbiamo cercato di fare un quadro di quanto sta purtroppo avvenendo. L’invasione della Popillia japonica risale a circa 4 anni fa, ma i primi effetti negativi sulle produzioni sono dell’anno successivo. Dunque sono 3 anni che piante da frutto, in particolare fragole ed uva, ma anche mais, fagioli, rose e cotici erbosi, sono letteralmente dilaniate da questo insetto, che attacca massivamente (a gruppi di 4 e 5 o più) e si riproduce con estrema costanza. “Solo quello fanno - ci dice Sandro Passerini della cascina Cirenaica - Distruggono e si riproducono, non lasciandoci la possibilità di combatterle, perché ne nascono a migliaia”. Nemmeno le trappole, installate in più e più punti grazie alla Regione, ce la fanno a debellare il fenomeno. Contenerlo si, ma sono troppi gli insetti. Inchieste - Sandro Passerini, della cascina 'Cirenaica' Queste trappole sono simili a dei filtri e hanno il merito di catturare e annientare un buon numero di esemplari maschi e femmine della Popillia, ma al tempo stesso la japonica è brava a riprodursi attraverso delle larve della grandezza di quasi un pollice umano, che, ultimamente, resistono anche all’inverno. “Inoltre questo è il periodo della schiusa delle uova - continua Passerini - dunque la situazione è destinata a peggiorare”. Dalla Cirenaica, eccoci poi alla cascina Galizia e qui Marco ci accompagna nelle loro colture. “La Popillia - afferma - credo sia arrivata a causa dell’aeroporto... magari una pianta infetta che arrivava dal Giappone o chissà, fatto sta che sono anni che ne soffriamo i danni”. “Questo insetto attacca le foglie delle piante e ne divora gran parte, lasciando soltanto lo scheletro, in modo tale che la pianta stessa non riesca più ad attuare il processo di fotosintesi e dunque ne soffra o, nel peggiore dei casi, muoia”. Alla Galizia, per esempio, non hanno le famose trappole verdi di cui parlavo prima e sono costretti ad intervenire a mano. Nonostante le trappole, però, ci suggerisce Marco, come in Giappone una soluzione esista e che la stessa sia al vaglio dei competenti regionali. “Si tratta di un insetto che in terra nipponica agisce contro la Popillia e la contrasta, tuttavia ha vita difficile nel nostro territorio”. In attesa che migliori notizie possano giungere, ribadire la gravità della situazione è doveroso, tanto per il danno economico quanto per quello dell’ecosistema locale.

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